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11月10日 quando scrivoQuesta sera mi sono trovato. Non so se l’espressione rende l’idea. Non in qualcosa, e non mi stavo esattamente cercando, ma eccomi qui, ritrovato. Non so bene quanto e se mi fossi davvero perso, so che però oggi sono, dopo non so quanto tempo, qui. Una sensazione che avevo dimenticato e che riproducevo sinteticamente con tonnellate di musica negli auricolari o dalle casse del mio stereo, una mancanza che ho stordito con tante ore di sonno in più e che è stata notata da una serie di malanni che mi convincono poco. Qualche tempo fa ho letto un libro in cui una persona molto più profonda, intelligente e acculturata di me affermava un concetto al quale io ero arrivato da un po’ per conto mio: il tempo non esiste. Magari a fine post vi riporto le parole esatte, che sono parecchio più belle del mio intervento di maggio a riguardo. Il personaggio del libro che ho letto scopre che il tempo non esiste, nei termini che noi siamo. E in questa voce del verbo essere è compreso il passato, il presente e i l futuro. In quella sensazione strana dell’esistere, del vivere, ci sono tutti i nostri errori, i nostri successi e i nostri fiaschi; e in quello che siamo oggi c’è un bel pezzo di ciò che saremo domani, o fra dieci anni. Il futuro è solo il fiorire di quello che già sta germogliando adesso. In un certo senso è già qui. Ed è questo il motivo per cui scrivo: per fotografare. Ogni tanto in mezzo a questo fluire piazzo un galleggiante, una bella istantanea di quello che mi attraversa, aspetto di sentire il bisogno, che qualcosa mi prenda con forza e mi chieda di essere fermata. A volte mi devo trattenere, rimandare a momenti più liberi la stesura di queste sensazioni, ben consapevole che poi quando il tempo libero arriva il grosso di quelle sensazioni è fuggito via. E cerco di bilanciare i sacrifici tra queste due vite. E il bello è che ogni tanto riesco lucidamente a guardare dietro, a leggere le anse del fiume tra le boe che ho seminato e a vedermi . e siccome appunto il tempo non esiste, vedendo dove sono stato a volte riesco a vedere le nuove anse, e cascate e rapide che devo affrontare. Riesco a notare gli argini e anche se non vedo distintamente il futuro è piacevole notare che il percorso assomiglia tanto una strada e che a qualunque velocità, ci si muove. È questo il mio migliore specchio, l’immagine dei miei diari- fotografie istantanee e davvero random della mia vita – o quella che cerco di dare con meno ritocchi, filtri e maschere possibili nelle lettere che ho scritto, in quelle che ho ricevuto, negli interventi seri e in quelli stupidi o euforici che faccio sul mio blog, nelle frasi che scrivo dei libri che mi piacciono. Io sono lì. E ogni tanto ho il piacere di vincere in questa improbabile e personalissima caccia al tesoro alla quale solo io posso partecipare
“ una volta gli chiese: “hai appreso anche tu quel segreto del fiume : che il tempo non esiste?”. Un chiaro riso si diffuse nel volto di Vasudeva. “ Sì, Siddharta”rispose. “ma è questo ciò che tu vuoi dire: che il fiume si trova ovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla fonte, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, dovunque in ogni istante, e che per lui non vi è che presente, neanche l’ombra del passato, neanche l’ombra dell’avvenire?” “Sì, questo” disse Siddharta. “ e quando l’ebbi appreso, allora considerai la mia vita, e vidi che è anche essa un fiume, vidi che soltanto ombre, ma nulla di reale, separano il ragazzo Siddharta dall’uomo Siddharta e dal vecchio Siddharta. Anche le precedenti incarnazioni di Siddharta non furono un passato, e la sua morte e il suo ritorno a Brahma non sono un avvenire. Nulla fu, nulla sarà: tutto è, tutto ha realtà e presenza” (tratto da “Siddharta”, di Hermann Hesse) 10月29日 una nota come una liana per non affondare nelle sabbie mobili(io come nick 2) Qualche anno fa scesi a catania per partecipare a un flash-mob in Piazza Università. Obiettivo: riempirci gli zaini di palloncini d'acqua per scaricarli sugli altri partecipanti, distinguibili dalla folla grazie a una maglietta con un bel bersaglio disegnato su. Una delle tre ragazze che accompagnavo quel giorno dimenticò il finestrino del passeggero abbassato, io chiusi la macchina senza farci caso e in pratica è come se l'avessi lasciata aperta. E quindi al ritorno tutti bagnati e divertiti trovammo una simpatica sorpresa... già perchè le ragazze avevano lasciato incustoditi zaini con portafogli e chiavi di casa e cellulari, ma lo sfacinnato di turno decise di prendere il mio oggetto di valore, ai tempi una delle cose più preziose che possedevo: il mio porta-cd. Costruire delle colonne sonore da viaggio è stata una delle prime cose che ho fatto quando ho preso la patente, molto prima di imparare a posteggiare bene a marcia indietro. E mi piaceva ordinare le vagonate di mp3 che tutti noi abbiamo nel computer in compilation di 16-18 tracce che avevano in comune il tono, l'atmosfera, il ritmo o semplicemente un particolare periodo della mia vita. Gli davo un titolo e ricordavo. Mi è sempre piaciuto questo genere di cose e andavo molto fiero di quel raccoglitore. Grazie a lui ero in grado di indirizzare il colore delle mie giornate, calmarmi quando c'erano i nervi e caricarmi o sfogarmi, se necessario.In macchina - ma questo lo sappiamo tutti - si pensa meglio; sarà il traffico, sarà il ripetere meccanico di gesti e di strade che rende la mente particolarmente ricettiva alla musica e dispone particolarmente bene le nostre corde per farle vibrare assieme alle note... mettiamola come meglio suona, ma che la musica che si ascolta in macchina è importante è un dato di fatto. La perdita, la dipartita per usare il termine migliore, di quei cd dei quali stupidamente non tenevo le tracklists è stata un duro colpo. Ancora oggi scarico canzoni e non le ho mica recuperate tutte! Ed è qui il nodo che oggi sciolgo. Perchè ci sono giorni in cui mi dispiace che forse non ricorderò più dei titoli e alcune le dimenticherò, e con esse tutto quel groviglio di ricordi che si impiglia a una canzone. In una triste metafora della vita a volte tutto mi sembra destinato a svanire, come le canzoni del mio vecchio raccoglitore. Ci sono centinaia di persone, posti, momenti, sapori, che non ho come ricordare, che non sono attaccati a nulla di materiale, nulla che le salvi dal dimenticatoio inevitabile delle connessioni neurali( per capire di che parlo andate a vedere quanto è facile perdere una sinapsi e quanti neuroni al giorno perde un uomo dopo i trentanni). Ci sono giorni che le cose che ho perso mi sembrano irrecuperabili come quelle tracklist, giorni in cui penso che, come non riuscirò mai a rifare il cd "estate'06" o "estate 2005", non riuscirò mai a recuperare questo o quel rapporto, l'amicizia con Tizio, l'amore di Sempronia, la stima e il rapporto che avevo con Caio. Sono quei momenti in cui non vorrei mai essermi graffiato, mai aver perso qualcosa o qualcuno per strada, momenti in cui tutte le cicatrici sembrano aperte e bagnate, prudono, e i vuoti - quelli che si sono fatti per strada e quelli che ci sono sempre stati e mai ho visto davvero pieni - incolmabili. Mai soddisfatto, mai appagato, mai sereno, fa paura questa metafora della mia vita come un continuo inseguimento, tentativo dichiarato fallito in partenza di recuperare tutte le canzoni che ho perso, i miei personali mulini a vento da sconfiggere con una semplice lancia di ricordi che non tornano, con il pensiero fisso a quelle canzoni che ancora non ho. Un vinto, ecco ciò che mi sento, improvvisamente scivolato in questo passo del libro di cormac mc carthy che ora vi riporto per farvi capire: "Ci si stanca Ed Tom. Tutto il tempo che passi a cercare di riprenderti quello che ti hanno portato via è soltanto tempo sprecato. Dopo un pò provi soltanto a metterci una pezza." Eppure una cosa che mi affascina è la coincidenza degli opposti, quanto vicini possono essere gli estremi e quanto la luce sia collegata all'ombra, la luna al sole (come cercherò di insegnare domani alla mia pelle) e quanto a volte ragionare agli antipodi, il più lontano possibile dal problema, sia il modo migliore per avvicinarsi alla soluzione (when I go forwards,you go backwards and somewhere we will meet cantavano i Radiohead). Il rovescio della medaglia si è presentato nel punto più deprimente di questo mio pessimismo, sotto la stessa forma dell'apice negativo dello stralcio tratto da "non è un paese per vecchi" ( il libro di Mc Carthy). C'è un libro di Nick Hornby che si chiama "31 canzoni" in cui a un certo punto lui dice "Un paio di volte all'anno mi faccio una cassetta da mettere in macchina, un nastro pieno di tutte le nuove canzoni che ho amato nel corso degli ultimi mesi. Ogni volta che ne completo una mi pare impossibile che potrà essercene un'altra. Ma c'è sempre, e non vedo l'ora che arrivi: basterebbe qualche altro centinaio di cose come questa per rendere la vita degna di essere vissuta" Io sottoscrivo con tutto me stesso quest'ultima frase. In fondo il furto mi ha dato l'occasione di fare altri cd, di spostare canzoni in altre colonne sonore che sempre verranno così come, finchè avrò coscienza, tutto continuerà a scorrere. A volte invece di pensare solamente a visualizzare il punto di arrivo è meglio guardare fuori dal finestrino il paesaggio che la strada ci offre. So che non avrò indietro tutte le canzoni così come so che non riuscirò mai a raccogliere tutta la musica che mi piace in un hard disk(figuriamoci in un lettore mp3), non riuscirò mai a comprare tutti i dischi che mi piacciono e ad ascoltare tutti quelli che meritano. Lo so. Ma questo vuol dire solo che ci sarà sempre musica nuova. La ricerca, per molte cose, è uno stile di vita che non comprende necessariamente il "trovare". é un viaggio, che ha la sua essenza nel gesto molto più che in una meta o in una direzione. 10月5日 l'hotel da un milione di dollari
L’ordine è trattenersi e trattenere. Per evitare il caos. E tutto ciò che impariamo e a cui ci sottomettiamo ci viene imposto per provare a capire qualcosa, per provare a collegare con improbabili ponti artificiali isole lontanissime. Ci appiattisce, l’uno contro l’altro, per renderci simili, sperando che nessuno si accorga dell’illusione: L’illusione di poter comunicare davvero. ci suggerisce di togliere, di semplificare, di aiutare gli interpreti: ci snatura provando a renderci tutti uguali. E il guaio è che la maggior parte delle volte ci riesce. Ci incatena da subito e in continuazione, sperando che l’abitudine riesca a sopprimere il desiderio di leggerezza, sperando che a nessuno venga in testa di scoprire come si vive sentendo l’aria sulla pelle piuttosto che centinaia di anelli di ferro. E se qualcuno si sgancia, se qualcuno davvero viene vinto dalla curiosità, lo lascia andare e avvolge gli altri con un altro giro di catene: la derisione. “ridete delle isole sperdute”, soffia piano nel nostro orecchio l’ordine: e noi ignari o ciechi della nostra vera natura gli diamo ascolto perché i ponti hanno coperto le nostre spiagge. “lasciatele sole, che sole vogliono stare”, incalza l’ordine. E lo sussurra sperando che nessuno si accorga che soli lo siamo tutti, uno per uno, e che nessuno ascolti chi svela la nostra natura. 8月28日 stracciLa verità è che vorremmo essere tutti lisci e impermeabili. Poter lasciar scivolare tutto come acqua sporca e poter lavar via i colori che ci hanno cambiato la vita una volta che, secchi, diventano appiccicosi e smettono di farci star bene. Vorremmo essere duri e infrangibili, in grado di resistere agli urti più tremendi senza scalfiture, ghiaccio polare artico in grado al massimo di gocciolare un po’ d’acqua come lacrime. È il classico discorso da botte piena e moglie ubriaca, perché magari in tutto questo vorremmo pure essere sensibili… C’è chi ci riesce, chi va come un tir per la sua strada, apparentemente inarrestabile e intoccabile. Anzitutto sottolineamo il termine “apparentemente” e in secondo luogo stiamo parlando di morti. Di gente spezzata dalla vita che magari non sente i suoni perché un esplosione gli ha perforato i timpani o che non distingue le superfici a causa di bruciature ustioni troppo gravi. C’è gente che si è rotta per strada e altra che forse è nata così. E non potendo essere triste non riuscirà mai a essere felice. Solo ed esclusivamente se sai guardare sotto, o se ci sei stato lì sotto, puoi davvero salire e renderti davvero conto di quanta aria c’è tra i tuoi piedi e il terreno. Altrimenti è solo un galleggiare inconsapevole, stolido. È una gioia evanescente per nulla in grado di pentrare nella tua carne. Noi siamo stracci, pronti a impregnarci di tutto quello che incontriamo, consapevoli che nemmeno una strizzata e una passata sotto l’acqua riusciranno a farci tornare come nuovi. Siamo ferite aperte, pelli di cicatrici, ossa lineate e forgiate dagli urti. Nel nostro sangue scorre il nostro passato, e correndo per questa pazza vita goccioliamo e traspiriamo con un odore e un sapore sempre diversi. Siamo fogli di carta bianchi che dopo qualche giro sono pieni di segni e di cancellature, di strappi (alcuni sistemati alla meno peggio con colla e scotch e altri lasciati così), di poemi tagliati dopo anni con un netto colpo di penna o semplicemente lasciati incompiuti nel bel mezzo di una frase del finale, stropicciati e accartocciati, spiegazzati da tutte le volte che qualcuno ci ha preso in mano per leggerci, studiarci, provare a impararci a memoria o semplicemente ridere di noi, piegati agli angoli come le lettere d’amore lette e rilette un milione di volte. Siamo muscoli sviluppati dal compiere la stessa azione, alcuni allenati, altri strappati dall’aver chiesto troppo o troppo all’improvviso, altri ancora atrofizzati, dimenticati. Si fa presto a dire di essere andati avanti e a comportarsi come se davvero fosse così. È così, senza dubbio. Ma in ogni orma che lasceremo ci sarà traccia di tutte quelle che l’hanno preceduta. Un giorno dal nulla un oggetto inutile o una frase ci porteranno a mesi, anni, miglia di distanza da dove siamo non a ri cordare ma a ri vivere un momento. In perfetta coerenza con l’aver superato una storia, una persona, o una cosa. Il passato, per quanto passato, ritornerà. Perché è sempre dentro di noi. Per sempre Perché tutto e tutti lasciano una traccia così come noi portiamo tutto il fango delle nostre diverse battaglie combattute e qualsiasi cosa tocchiamo resta puntualmente macchiata dal sangue che abbiamo sulle mani. Io non ho paura di quello che si può leggere nelle mie parole e nelle mie azioni. Basta non confondere le mie intenzioni dai segni che oramai fanno parte di me. 8月24日 con tattoUno dei modi più semplici, immediati, ma soprattutto efficaci per impazzire è fissarsi. Focalizzare la propria attenzione in un punto preciso piuttosto che mantenere una superficiale inquadratura panoramica sul mondo. Bloccarsi su un particolare invece di abbandonarsi al placido, inesorabile, rassicurante scorrere della vita; continuando a navigarci sopra senza chiedersi mai quanti metri ci sono sotto. Oggi mi ha folgorato improvvisamente una parola, o meglio: una parola che ne compone un’altra. Avete mai pensato che nel termine “contatto” c’è già dentro la parola tatto? Detto così sembra uno stupido gioco di parole, ma non riesco a scappare dall’idea che ci sia un motivo, che non sia un caso. Se penso al senso del tatto vado subito a “city of angels”, quel film in cui nicholas cage è un angelo, e mi ricordo che gli angeli non avevano tatto e che questa cosa(nello specifico del personaggio Seth anche una cotta per meg ryan) li tentava ad abbandonare la loro perfezione angelica per mischiarsi con questa stupida razza. Sentire, avete idea di che cosa sto parlando? Sentire. Ma non colpi al cuore o chissà quali emozioni, niente di melodrammatico o artefatto come un sentimento. Parlo dell’esperienza sensoriale, sentire, to feel. Parlo di cose che puoi vedere, ascoltare, assaggiare, annusare, toccare. adatto il linguaggio che useremmo per un oggetto qualsiasi, per cercare di spiegare cos’è un contatto tra le persone. Attraverso i sensi interpretiamo la realtà che ci circonda e ce ne sentiamo parte, tutto ciò che non riusciamo a percepire semplicemente non c’è, non esiste. se una cosa non passa attraverso ai miei sensi io non riesco a individuarla, a collocarla ad evitarla, mi passa attraverso e nemmeno me ne accorgo. E per le persone il discorso è ancora più particolare. La realtà di tutti i giorni fa scontrare i nostri sensi con migliaia di nostri simili ma il contatto vero è proprio è un esperienza molto più piena sotto tutti gli aspetti, è il caso di dirlo, in tutti i sensi. Stabilire un contatto con una persona è guardarla piuttosto che semplicemente vederla, è fare caso al suo odore, riconoscere i suoi suoni (non solo la voce, ma anche i passi, il respiro e un milione di altre cose), imparare un sapore diverso e una serie illimitata di esperienze sinestetiche che per chi non lo sapesse sono quelle che coinvolgono più sensi, esempio facile: un bacio che non è mai un sapore o un odore ma le due cose indissolubilmente legate assieme. ma soprattutto stabilire un contatto è toccare e farsi toccare. Non fate i maiali, non parlo di quello. Quante sono le persone che davvero ci toccano? Che sono in grado di scalfire dietro la superficie, di spostarci, di tirarci a sé, di darci sollievo così come di prudere fastidiose? quante sono le persone in grado di non scivolarci addosso come la stragrande maggioranza della popolazione mondiale? No, non sono metafore le mie, ma non prendetemi nemmeno troppo alla lettera. Il contatto tra due persone è un’esperienza straordinariamente tattile. La pelle d’oca, il tremare non sono solo impressioni lasciateci da film e libri commerciali e da una civiltà dell’happy ending. chi di voi non ha sentito qualcosa di fisico e reale due centimetri prima di un bacio? Quell’indicibile sensazione che fanno due pelli a contatto, a contatto. Che non è per nulla scontata e inevitabile ma rigorosamente selettiva. Quante mani avete stretto nella vostra vita e quante volte avete sentito davvero qualcosa? Quante volte sfiorare, non intendo toccare appena, ma non toccare appena ha dipinto la fisicità di un momento molto più di una stretta forte e disperata? Tocchiamo un milione di cose al giorno e di alcune nemmeno ce ne accorgiamo, sono come vestiti o aria sulla pelle che non devi avvertire per forza tutto il tempo. Solo alcune cose toccano noi. E non per sempre. Questo è il contatto, è una cosa che sentiamo ma che anzitutto ci fa sentire di esistere, di essere veri. Conoscere una persona è iniziare a toccarla, avvicinarla e stabilire un rapporto è sentire per la prima volta, la seconda e così via, è scoprire di avere una pelle e che c’è qualcosa di tangibile che per spostare devi fare forza. E ti stupisci perché magari è una persona che hai avuto sempre sottomano ma mai tra le mani davvero. Ed è come se apparisse dal nulla, la prima volta che la senti, la prima volta che la guardi e le successive in cui un contatto non è più conoscere il mondo fuori ma sentirlo. Analogamente succede anche l’opposto. e le stesse cose che il giorno prima sentivi svaniscono. Ed è un’esperienza scomoda. Immaginate di allungare la mano per tirare la manica e di andare a vuoto, letteralmente a vuoto, di provare allora a parlare e di non essere sentiti, di provare a tirare da una spalla e trapassarla, di provare a girare con due dita il suo mento e passarci attraverso. Sei diventato un fantasma a quel punto? O è questa persona che è svanita e con lei tutta una serie di cose che avresti giurato fossero corporee, tangibili. Hai perso il con-tatto, ti presento il rovescio della medaglia. Sembra di essere un fantasma e quella che dovrebbe essere una non esperienza, non toccare più qualcosa, diventa invece una esperienza dolorosa e insopportabile. E ti bruciano le mani e con loro tutto ciò che è in grado di sentire perché per un istante perdi il con tatto con tutto, ti è mancata una cosa che eri sicuro di avere tra le mani e preso dal panico cominci a dubitare di tutte le altre esperienze. Ma è solo paura. Se una cosa perde consistenza non smette di esistere il resto del mondo. La sua evanescenza non fa svanire anche te e le cose che ti circondano, è solo un attacco di panico. Se sei riuscito a toccare un fantasma, se una delle tue sensazioni non era altro che uno spettro, non sei costretto a svanire. Diceva un cieco di un libro di cormac mc carthy “si el mundo es ilusion la perdida del mundo es ilusion tambièn” non penso sia difficile da tradurre. E questo rischierebbe di minare le fondamenta del mio castello di carte, ma non è così. Se due mondi, così come l’hanno trovato, perdono contatto e tornano estranei, alieni, questo non vuol dire che presi da soli ( e insieme per un determinato periodo temporale) non esistano. O non siano mai esistiti. 17/08/09 8月7日 il terzo fattore(un modo produttivo per sfruttare il tremore alle mani) come in molte cose, non sono nè carne nè pesce. non sono un disordinato per antonomasia, uno di quelli autentici e in grado di campare una vita in mezzo al loro caos, e ogni tanto devo mettere ordine. nella mia stanza, molto raramente, e nella mia vita, ora: quando le cose per un solo secondo smettono di turbinare in una spessa coltre e finalmente le puoi vedere, allora le devi fermare, cogliere l'attimo e fare una bella fotografia per non perdere la lezione; perchè molte certezze e molti concetti non stanno che qualche giorno o qualche ora, come le ispirazioni, e quindi se le fermi più avanti te le potrai ricordare. anche se quando tutto si ferma hai la nausea e le vertigini come se fossi appena sceso da una giostra in quel momento il mondo è molto più nitido di quando ci sei sopra. in questo periodo ho fronteggiato una tematica cruciale dell'esistenza di tutti: il compromesso. rifletteteci bene, dalla mattina alla sera non facciamo altro che cercare compromessi, punti di incontro, per adattare i nostri spigoli a quelli del mondo e degli altri. tu puoi andare dritto e sicuro per la tua strada ma il compromesso è l'unico modo che hai per interagire. e da lì mi sono spostato sulla mia situazione e sul ragionare in sè. io credo che le persone ragionano e agiscono in base agli stimoli provenienti da tre direzioni. le donne spesso lamentano che gli uomini ragionino solo con l'uccello, che è senza dubbio uno dei tre, e che effettivamente è in grado di suggerire una serie concatenata di azioni. per quanto mi riguarda sono in grado di controllare abbastanza bene questo tipo di stimoli e di sapermi lasciare andare segue la testa, la ragione chiamiamola: e lì c'è chi ne usa di più e chi ne usa di meno, chi ha degli schemi veramente strani, o veramente stupidi o inutilmente complicati. è assai probabile che io appartenga a quest ultima categoria, ma in realtà io con la testa vedo abbastanza bene. gli ultimi eventi li ho capiti e li ho visti, in anticipo, mentre si sviluppavano e mentre si evolvevano fino a svanire. io li ho capiti proprio bene. e in teoria io qualche tempo fa sapevo esattamente cosa fare."dani dovresti fare così e cosà... aspetta... stai calmo" e io "lo so bene, hai perfettamente ragione tu"(a chiunque mi abbia parlato) e poi facevo l'opposto. ho visto il mio posto e le mie reazioni, la mia posizione, il da farsi; ma non l'ho fatto. non ci sono riuscito. nonostante avessi capito benissimo fin da subito non ci sono riuscito. a fare quella che sapevo fosse la cosa giusta,ad agire come avrei dovuto. perchè sebbene abbia dei meccanismi parecchio complessi so che sono efficienti e tenere la testa sempre attaccata è un mio pregio, anche se a volte mi rallenta. il fatto è che c'è un terzo fattore, l'avevo detto prima..e questo terzo fattore riesce a disattivare completamente il mio raziocinio, a farmi scappare le situazioni di mano, a farmi perdere il controllo e a farmi fare una lunga serie di quelle che io sono il primo a chiamare col loro nome: cazzate. riesce però, quando le cose vanno bene, a farmi vivere. c'è un terzo fattore, abbiamo l'istinto, la ragione e il terzo: il sentire. metaforicamente individuato nel cuore da un punto di vista geografico-anatomico. ma mi permetto di dissentire. non è il cuore. il cuore è una specie di luogo dove ciò che ti tocca si manifesta, che sia l'Amore o l'odio migliore che tu riesci a produrre, quello più nero, denso e tossico, velenoso. il cuore è come uno schermo dove tu puoi guardare cosa ti succede ma le immagini si producono da un' altra parte. il motore del terzo fattore è una questione di Pancia, un istinto più selvaggio e primitivo di quello sessuale, più incontrollabile. capace di aprirti al mondo,alla vita e all'agire con la fame di un naufrago appena recuperato e allo stesso identico modo capace di chiuderti completamente all'esterno come quando solo guardare o parlare di cibo ti disgusta. e quando lo stomaco si chiude, che siano farfalle d'amore, nervi a fior di pelle o semplicemente un'intossicazione, non esiste un modo per mangiare. spero di riuscire a far passare la distinzione... i sentimenti si provano, ma si producono pure e quindi il terzo fattore non è il momento in cui le sensazioni sono già formate e tu hai solo da provarle; il momento cruciale, la zona fondamentale -quella che ti fa agire facendoti sentire che stai vivendo, giusta o sbagliata che sia la tua azione- è quella in cui il tuo sentire si forma. ed è una cosa istantanea, potente e inarrestabile. è lui il fattore che non riesco a controllare. ho fatto una serie di cazzate "di pancia". perchè la testa mi ha suggerito un atteggiamento e una pulsione potente come la fame mi impediva di metterlo in pratica. a sua volta la testa ha cercato di frenare questi scatti, producendo un inutile ibrido di contenuti portati avanti con una sorta di istinto di sopravvivenza. mi sono state comunicate a parole e non una serie di cose che io ho rifiutato di accettare, lo stomaco chiuso, incredulo per lo stupore, incapace di accettare la realtà che la mia stessa testa stava vedendo, incapace di mandare giù quel boccone e ostinato, aggettivo che ho usato per cose ben più nobili ma tant'è..questa dannata ostinazione mi ha fatto fare e dire una serie di cose sbagliate e perseverare, insistere. ma il nodo sta lì. perchè è la pancia stessa che ha sfasciato tutto. che scoprendosi ha creato i danni su cui poi ha infierito. e qui torniamo ai compromessi. io su quello che faccio di pancia non sono in grado di trovare compromessi, è una cosa troppo immediata per farla rientrare in un atteggiamento razionale. ed è qui che sbaglio, io tengo questa parte per me facendola vedere solo alcune volte, caricando di responsabilità chi mi vede e caricando l'evento stesso di un importanza che magari invece non ha. chiamatelo istinto di protezione, chiamatela paura, chiamatela riservatezza. ma al tempo stesso io su queste cose ragiono per assoluti, ritrovandomi schiavo della mia eccessiva libertà: perchè io non accetto che robe razionali e schematiche riescano a mettersi in mezzo alla verità o siano indicate come formanti di quello che sentiamo, in ciò che sento c'è e ci sarà sempre molto poco di razionale. vorrei tanto essere libero di far vedere cosa provo mentre lo provo(non avere nulla da perdere, potermi fidare), e di vedere a mia volta nella pancia delle persone. mi piacerebbe che il mondo fosse regolato anche dalla parte più vera di noi e detesto tutti i filtri che le circostanze e i raziocini mettono alla parte più vera di noi. io non son capace di mettere queste redini, io non so dove attaccare lacci e corde per controllare questo terzo fattore, perchè in fondo credo che debba essere libero. e mi ritrovo paradossalmente prigioniero di questa libertà in cui credo, incapace di fermarmi e di accettare che gli altri invece sono in grado di farlo. se è vero che la vita è una lunga corsa in equilibrio sui compromessi, sono sicuro che le svolte si imprimano invece con determinati colpi di sterzo, aut aut secchi e decisi. o bianco o nero, vivere o morire. in questo caso: o tutti o nessuno. non riesco ancora a capire come manifestare il terzo fattore, non ho ancora capito come fidarmi, di chi fidarmi, perchè. e quindi ho due strade davanti: togliere la maschera e affrontare quello che sono ogni giorno, rendendo quello che finora è stato il mio punto debole un punto di forza prima o poi(tutti) o non toglierla mai più e tenerlo per me e per nessun altro, eliminando semplicemente questo punto debole(nessuno) 7月29日 io porto il fuoco Facile, troppo facile Lamentarsi, notare, vedere (non guardare) Sputarci su possibilmente e... andare via. Ma io, io porto il fuoco Io cerco E dove non vedo bene faccio più luce Perchè non sto cercando a caso E perchè non mi stancherò 7月24日 con l'armatura in un campo di fiori.. l'altro giorno,più di qualche giorno fa, provavo a spiegare, a spiegarmi un pò. che in pratica le cose non mi toccano, non toccano proprio me. cioè capita spesso che cose pazzesche le vedo da fuori. come se le stesse vivendo un certo Daniele Maria Cavallaro e non Io. è una cosa un pò difficile da spiegare. è come se io in certe emozioni non riesco proprio a calarmi o a immergermi. ed è come se facessi finta di niente. però le vedo. altre volte invece, apparentemente senza un criterio logico o quantitativo-qualitativo, ci sono cose che mi colpiscono. piacevoli o meno, sia chiaro: non è quello il punto. il punto è che non è vero che sono distante o semplicemente lontano. non è sempre così. il punto è che non riesco a capire, a decidere cosa lasciare passare e cosa no...così da essere a volte fortissimo, inattaccabile o freddo, glaciale. ed estremamente vulnerabile altre volte, senza un cazzo di barriera, difesa o appoggio. io li conosco i salvagenti della vita e le coperte da mettere quando fa freddo. alcuni li sbroglio facilmente, altri mancano proprio quando comincio ad imparare ad usarli, ad apprezzarne le sfumature. ma la cosa che mi da più fastidio è che mi fa odiare il modo in cui sono fatto è che il più delle volte io non decido, non riesco a decidere cosa fare passare e cosa no. perchè a volte vorrei essere nudo e farmi attraversare, lasciarmi pervadere, da un'emozione e altre vorrei avere due buchi per respirare e una decina di centimetri di ghisa a proteggermi. vorrei poter decidere in base a cosa ho davanti, ma non ci riesco. non sembra essere alla mia portata questo tipo di tempismo. ma sarebbe come se un metereopatico volesse controllare il clima, suppongo. e così a volte mi ritrovo addosso l'armatura in mezzo un campo di fiori o mi butto in costume in un fiume di lava... 7月18日 io e Ultimo (dentro a un libro) ho scritto tante, tantissime volte. di essere finito dentro a una canzone.. c'è proprio una rubrica apposita qui e ogni tanto rendo partecipe chi passa delle canzoni nelle quali scivolo, o mi trovo più o meno per caso. non è una cosa difficile in fondo, le canzoni sono fatte per questo e sono tantissime. una cosa un pò più difficile è ritrovarsi in un libro. numericamente, i libri sono quanto le canzoni e in più parlano di un sacco di cose: quindi per alcune cose è più facile. ma ritrovare un proprio particolare modo di fare nel particolarissimo modo di fare di un personaggio di un libro, anche se ultimamente accade nel bene e nel male piùttosto spesso, non è una cosa esattamente usuale. e allora oggi racconto della curiosa sensazione provata nel leggermi in un libro. perchè qualche giorno prima avevamo parlato del mio modo di ricordare certe cose e della sottile linea che c'è tra questo tipo di ricordo e la cancellazione. non fui capito quel giorno. il mio pensiero è sintetizzato in questo dialogo, che ho scritto tempo fa per metterlo da qualche parte in futuro: “senti, ci sono due scatole impacchettate col nastro adesivo in garage, ne sai qualcosa?” “si” “sono tue?” “si” “Hai mangiato un telegramma stamattina. Stop?” “no, no…qual è il problema con le scatole?” “se sono così impacchettate vuol dire che non le devi aprire, perché non le butti?” “sono ricordi. E il fatto che non li voglio vedere non vuol dire che li voglia cancellare buttandoli via” “ma non ha senso!” “ha senso. Ognuno dovrebbe avere il proprio modo di ricordare. Per certe cose, questo è il mio.” il tizio che ha mangiato un telegramma(che strano modo di parlare, vero?) sarei io, in un ipotetico dialogo con chiunque vedesse quelle due scatole buttate non so dove in garage. sognavo di metterlo da qualche parte, in un racconto o in una storia, e probabilmente lo farò in futuro. ma tre giorni fa, aspettando, leggevo un libro e ho ritrovato più o meno le stesse parole nella bocca di Ultimo, il protagonista dall'ombra d'oro di Questa storia , di Alessandro Baricco. la prima cosa che ti viene da pensare è che non è inconcepibile come reazione, e ti senti meno solo. anche se non è una persona in carne ed ossa ma il frutto di una signora immaginazione. ora vi metto questo dialogo e poi mi dite voi... Secondo lui Cabiria li aveva traditi, là, in guerra. Li aveva abbandonati sul più bello per scappare. Così lui era finito in prigionìa. E un altro era stato fucilato. E allora? Cabiria non esiste più, ha detto. Secondo me è una follia, se uno dovesse stare attento a tutti quelli che lo tradiscono, non è una cosa furba. Ultimo è stupido perchè non sa perdonare. Non è questione di perdonare, io Cabiria l'ho perdonato. Ma non esiste più, per me. La memoria è importante. Non esistono colpevoli, ma esistono persone che cessano di esistere. è il minimo che possiamo fare. è giusto. 4月24日 le lancette immaginarieQuella del tempo non è altro che un'idea.
Se ci pensate è un modo più o meno attendibile che usiamo per misurare la vita: la rotazione della terra atto al suo asse, attorno al sole, l'oscillare di particelle subatomiche, il giorno e la notte. ma un anno non è sempre lungo uguale e la durata non è la stessa per tutti.
Se prendiamo 90 anni di vita monotona, fatti di consuetudini e abitudini, da fuori sembra che scorrano lentissimi mentre secondo me a viverli è un attimo. E se dall'altra parte prendiamo una vita di avventure e cambiamenti, lunga cronologicamente la metà o un terzo di quei 90 anni, già solo a raccontarla ci vuole molto più tempo. Secondo me anche a viverla. Perchè quando siete impegnati il tempo sembra scorrere folle, le ore non bastano; ma è quando non c'è un cazzo da fare che chiudi gli occhi, sono passati mesi, e non te ne sei accorto.
Io ricordo gli argomenti più gettonati di quando passo le ore a guardare le nuvole dei miei pensieri, attività in cui mi sono distinto fin da piccolo; che un pomeriggio passa senza niente da raccontare, visto da fuori, mentre io magari ho fatto i kilometri...comunque, al primo posto ci sono le domande su di me: chi sono, perchè penso, cosa sono. Non è confusione, direi "indagine" se volessi usare il termine migliore. ma queste sono domande ancora senza risposta e soprattutto questa è un altra storia.
Al secondo posto nei momenti di particolare fatica o di particolare riposo, in quelli di stress che a volte significa eccessiva calma piatta, eccessiva assenza di stimoli, ci sono gli interrogativi sul tempo. "chissa come/dove sarò fra sei mesi..." oppure "sarà ancora così fra un anno?"
La cosa curiosa è che spesso ricordo a distanza di tanto tempo il luoghi esatti in cui mi sono fatto questo tipo di domande. L'incredibile invece sta nel fatto che tra un momento di questo genere e il successivo ogni volta sembra che sia passato qualche giorno a dispetto dei mesi reali e degli eventi già accaduti.
Oppure il ricordo... ci sono eventi che ricordi al dettaglio millimetrico e interi mesi di cui hai appena qualche flashback confuso, o ricordi millimetrici che si assottigliano col tempo, logorati come una lettera che hai letto troppe volte, fino a ridursi a un immagine, a un suono, un sapore.
Il tempo scivola via come sabbia in una clessidra fatta male ma in rari casi scorre al rallentatore come un replay. E non è un'impressione data dai film o dai movioloni calcistici del lunedì(del martedì?), dai fotofinish delle olimpiadi o delle gare ciclistiche. è una cosa dannatamente vera e concreta. Durante un orgasmo il cuore, per un secondo solo, smette di battere e il tuo tempo -quello che senti tu, quello che conta- si ferma per qualche istante in più. Si dice che quando stai per morire in qualche secondo appena ti passi tutta la vita davanti, che tu abbia vissuto ventanni, o centoventi. Delle volte nell'agire coi riflessi vedi e ti muovi con una rapidità che nemmeno immagini, con una coordinazione che a volerla ripetere con lo scorrimento normale del tempo non puoi, nemmeno provando altre 1000 volte: è questa emozione forse il motivo principale per cui sto tra i pali: perchè dopo tu hai fatto la parata e il tempo riprende a scorrere, qualcosa di chimico e di forte sale al cervello.
O quando due sguardi si tagliano la strada, quell'indicibile situazione che di fatto può durare al massimo cinque secondi e che invece può intrappolarti per anni. E la conferma che il tempo non esiste è nella durata soggettiva che può essere diversissima anche per gli autori degli sguardi in questione. nei casi più fortunati il tempo si ferma proprio, ma può bloccarsi da una parte sola e durare un secondo comune dall'altra.
Se oggi dovessi definire il concetto di emozione riferendomi al tempo direi che senti qualcosa davvero negli istanti in cui le tue lancette vanno a velocità diversa rispetto a quelle che molti portano sui polsi e che le emozioni si verificano proprio quando esci e quando ti riconnetti al tempo per come noi lo conosciamo, nei momenti in cui abbandoni questi binari e negli istanti in cui li ritrovi.
3月21日 on the other handcapisci che l'estate sta per finire perchè il sole, piano piano, se ne va. è un processo lento attraverso il quale le giornate cominciano ad accorciarsi, il caldo è un pò meno torrido, ogni tanto piove, la sera fa un pò di fresco. è un declino che si inizia a notare già ad agosto, se stai attento. ma il colpo di grazia, il secondo in cui è chiaro che sta per finire, è quando i negozi di abbigliamento espongono gli arrivi per la nuova stagione. tu arrivi dalla playa, bruciato e ancora pieno di sabbia, e la strada ti propone già giubbotti, maglioni e berretti.
lì per lì pensi che siano impazziti i negozianti tutti assieme. e dopo qualche settimana sei proprio in quei negozi a comprare.
a me piace molto il caldo e ogni volta è una piccola delusione, anche se oramai vivo senza troppa nostalgia gli inverni (prima facevo il count-down da gennaio) ogni volta penso: "ma come, anche quest'anno verrà l'inverno? mai che si prenda un anno di pausa questo qui..."
però, esiste anche il processo opposto. già ora, anche se l'inverno dà il meglio di sè nei suoi ultimi giorni, capita qualche bella giornata di sole, non semplicemente senza nuvole: "di sole", quello che, anche se poco, ti scalda. e il colpo di grazia a questo freddo amico che è l'inverno è sempre lo stesso: nei negozi tornano i colori e non vedi l'ora che tornino anche nella vita di tutti i giorni per poter finalmente dire: bentornata, amica mia!
primi di marzo '09
2月6日 impressioni di settembreIspirami come una situazione intrigante, come le parole di qualcosa che vuole passare dalla potenza all’atto, come una musa, chiaro. Inspirami come un profumo afrodisiaco, come si fa a pieni polmoni con lo iodio del mare, con l’odore della pioggia; con la disperazione di un cocainomane in astinenza, con la necessità di un fumatore per la sua boccata di nicotina. Sentimi scorrere nelle vene e scorri nelle mie, siamo una cosa sola. Diffondimi, endorfina e adrenalina insieme, dal cervello al cuore; e da lì fino all’ultima cellula, al ritmo che vuoi tu(che sei il mio battito) Conquistami abbattendo tutte le roccaforti, erigendo torri a difesa dei miei punti deboli che umilmente, stupidamente, ti mostro. Calmami e salvami dalle mie paure, dalle ansie quotidiane, scuotimi dal mio torpore. Nella mia natura profonda, più vera, accettami. E uccidimi, quasi dimenticavo. Lentamente. Senza pietà, né indugio. Piazza l’esplosivo al plastico dove solo tu sai e lasciami implodere. Che tanto ho la pelle dura, e dalle ceneri rinasco migliore. Che tanto le squame che perdo in questa muta non sono altro che piume bruciate Che tanto non sto parlando a una persona, ma al principio primo e al fine ultimo, che le persone muove per essere smosso, e non fermarsi mai. 02/09/08 11月27日 piacere, danielenon mi importa se sono l'ultimo a pensarla così. a dire il vero nemmeno se sono il primo, e se per caso resto l'unico. non mi importa di essere solo così come non è un problema se la penso in un modo che è poi quello di tutti perchè non lo faccio tanto per trovare compagnia o peggio ancora approvazione. se mi dici "pecora" entra da un orecchio, verissimo. dall'altro esce. anche se accetto e cerco il confronto perchè mi fa crescere. non ho alcuna voglia di sembrare normale o pazzo come se questi aggettivi possono davvero cambiare la mia vita in qualche direzione.
mi sforzo di fare la mia strada, col mio passo e la mia andatura. senza dover scimmiottare gli altri modi di andare a seguire delle strade già tracciate.
l'importante è che ciò che io faccio sia coerente col mio modo di vedere e di vivere la vita, con la mia personalissima visione delle cose.
sono così, e se cambio lo faccio perchè lo ritengo necessario, non perchè mi si chiede 11月15日 il bianco, il nero e i griginella mia breve e incompleta esperienza di vita, visti gli alti, i bassi, i medi e i senza voto che la mia Storia Personale mi ha posto davanti, credo di poter suddividere le persone melle seguenti categorie. senza sbagliarmi troppo, anzi senza sbagliarmi affatto.
per te(generico e impersonale come il "you" anglosassone, le persone:
- ci sono
- potrebbero esserci
- non ci sono
il mio è un discorso abbastanza generale e la disponibilità di cui parlo è un fattore costituito da tanti altri fattori. le categorie non sono così generiche come sembrano.
per analogia io credo che tu, relativamente -è ovvio- al carattere e alle abitudini di ognuno, in base più alle persone che alla disponibilità
- ci sei
- non ci sei
- potresti esserci
facile colocare in queste 3 categorie gli amici, i nemici, e gli Altri. 11月11日 diceva oscar wilde che solo gli stupidi non cambiano ideasolo per correggere una cosa tristissima che ho scritto qui tempo fa (http://lefenicinonmuoiono.spaces.live.com/blog/cns!4948E160B4E4A050!1376.entry)
volevo dire che non si marcisce, non per forza. è che c'è un modo per estirpare le lacrime che stanno germogliando dal secondo in cui non sono state versate. smentisco quindi le mie stesse parole. ma capita ogni tanto guardando più volte la stessa cosa di vederci meglio, un pò più chiaro. io l'ho trovato, ma poichè non è assoluto non posso dirvi che valga per tutti.
accade senza schemi e soprattutto senza preavviso che mi si accavallano in testa tanti pensieri fino a farmi sentire un fastidio fisico. è una sensazione che solitamente stordisco con Lei. ho scoperto questa sera, premendo il solito bottone che uso per chiamarla, che è molto più brava di quanto pensassi.
solitamente lei scende, mi da un bacio in fronte e comincia a massaggiarmi le tempie con fare affettuoso. in realtà visto da fuori è un massaggio abbastanza rumoroso. non per me.
e dopo un pò di massaggi e di carezze la pressione delle mie tempie scende, i pensieri tornano negli abissi da dove sono venuti e le onde cessano. io comincio a ragionare.
oggi però mentre le sue dita erano ancora sulle mie tempie ha iniziato a fare una cosa strana. ha poggiato dolcemente i suoi gomiti sulle mie spalle e quando ha finito di accarezzarmi,passandomi una mano sui capelli e una appena sul viso mi ha circondato e mi ha abbracciato. è stato un movimento fluido e sicuro. poi mi ha stretto forte. e con una mano ha spinto la mia faccai sulla sua spalla.
solo per qualche secondo
è arretrata quindi di un passo, mi ha preso di nuovo la faccia tra le mani, sorridendo, e mi ha dato due piccoli baci. piano. uno per occhio. per raccogliere il veleno che mi aveva strizzato via e non permettergli di macchiarmi ancora. e poi, al solito suo, è andata via. aspettando la prossima chiamata.
24/10/08 11月5日 brevementese fa male, se senti dolore, rallegrati.
numero 1: poichè senti la parte che duole sei ancora vivo
numero 2(corollario): non ti hanno ancora ucciso, la partita è aperta 10月29日 il giorno che ho battuto la nausea29 di ottobre, una data così
Oggi leggere la data è come scorrere le dita sull’incisione di una lapide. di un essere nato morto che per un po’ ha creduto di vivere. Perché se la nascita dovrebbe essere gioia, la nascita di un’illusione è nefasta come la morte. Non si voleva che rinnegassi ciò che poi invece è stato rinnegato Infangato Svenduto Calpestato E cancellato, e non da me. Io non volevo che fosse un semplice passo, dettato dalle circostanze e dagli eventi. Io non volevo un’ esperienza. Lungi da me cose di questo genere perché avrei colto prima tante altre occasioni se la mia ricerca fosse stata così povera e vuota. In tutta onestà non volevo nemmeno essere felice, perché la felicità è una chimera ed è ineffabile come l’aria e la natura del mondo. non volevo trattenere ciò che non si può contenere in nessun luogo, anche se ammetto che ci ho provato. ma chi non è stato Icaro almeno una volta? alzi la mano per favore.. Volevo, se vogliamo, qualcosa di Vero e Sincero. Che scarseggia forse più della Felicità, parliamoci chiaro: volevo troppo. Ma il ricordo della Gioia e il ricordo delle cose Vere hanno sapori completamente diversi. E accorgersi che ero solo a non mentire, vedere come solo per me non è stato un semplice passo, sebbene pagina di un libro ormai chiuso, è infinitamente peggio che accorgersi di non essere mai stati felici. La Verità se c’è, dovrebbe restare. Almeno quella. Adesso non posso che rinnegare questa data. Nonostante la mia buona fede e la mia sincerità a riguardo. Nonostante davvero, e non solo il 29 ottobre, io ho appreso il significato della parola Oltre Perché era Oltre alle bugie di questo mondo vuoto che credevo di tenere qualcosa di Vero Che non ha smesso di essere vero una volta finito. Anche una volta che non sarebbe più tornato. Ma in amore le cose si fanno in due e in Amore io non credo al senso unico. Non mi basta sapere di essere stato sincero.Non mi basta sapere di non aver compiuto un passo. Perché in queste cose e in molte altre in fondo sono sempre stato solo, laddove bisogna essere in due. E senza il numero 2 il significato del numero 29 di ottobre va a farsi fottere Tralasciando poi lo spettro del tradimento che aleggerà credo per sempre facendo compagnia a queste sensazioni, tralasciando l’idea che mi sono semplicemente messo davanti coprendo con le mie azioni qualcosa che c’era da prima, da sempre direi(sempre nell’ottica delle bugie e delle verità), e che tutto questo è solo merito mio. Distinguendo queste ultime impressioni dal resto, da ciò che invece è una convinzione ferma come un credo, e tornando ai credo. Per quanto ci ho creduto, posso benissimo rinnegare qualcosa che è stato Vero e qualcosa che non è stato un passo, solo per me. 22/06/08 10月15日 utopie pedagogicheio credo che in fondo in fondo tutti noi non vogliamo altro che amore.
ripetiamo durante l'intero arco della nostra vita la medesima ricerca che intraprendiamo già prima di iniziare a capire. giacchè la pancia e il cuore si attivano molto prima del pensiero. è l'istinto la base, il raziocinio è una cosa in più.
e credo che questa ricerca sia fortemente influenzata dalla qualità e quantità di amore che riceviamo nei nostri primi anni di vita.
mostro i due estremi
1 c'è chi è riempito fin da subito e senza troppi meriti di tutto il possibile. l'amore si configura come una cosa che ci è dovuta senza necessitare particolari meritocrazie. se ci viziano da subito saremo viziati e sarà questo il nostro tenore di vita. queste persone non sapranno mai, perchè gli è precluso, il significato del concetto di dare. loro sono abituati a ricevere.
2 c'è chi non è riempito affatto e quindi la prima cosa che capisce è che tutto quello che di buono può arrivare dagli altri deve essere guadagnato con sudore e sacrificio. il rispetto non lo regalano perchè non gli è mai stato regalato. la sete e la ricerca di queste persone è famelica e nervosa, non ingorda ed egoistica come nel caso 1. è istinto di sopravvivenza. se una cosa è tanto mancata durante un periodo in cui si è stati così male, è quella e solo quella LA CURA. con un moto di sussitenza si arriva da qualche parte e quella posizione viene difesa strenuamente fino alla morte come l'unico concetto dotato di un significato. una ricerca rabbiosa, determinata, violenta talvolta e soprattutto folle. indemoniata.
eppure queste persone sono leali e corrette, valide e coraggiose. e fragili. anche loro non sapranno mai serenamente ricevere, nè decentemente dare, abituati come sono a contrattare.
come spesso succede "in medio stat virtus".
l'ideale, l'utopico, sarebbe essere in grado di mostrare l'amore oltre che darlo. averne e darne l'idea, senza scivolare nei due infausti eccessi nè in uno dei milioni di grigi che possono sfumare tra questi due estremi. riuscire a dare il giusto e abbondare nelle dosi solo quando è possibile evitare fraintendimenti. ma il giusto e l'equilibrato sono cose che non appartengono in alcun modo a l'essere umano. purtroppo non c'è niente concepito dall'uomo che sia al tempo stesso equo e soddisfacente per tutti.
e anche il concetto di mostrare l'amore...insomma, siamo tutti rientranti o molto vicini all'esempio 1 o al 2. ci è impossibile prendere uno dei motori del mondo e capirlo per intero, ci mancherà sempre qualche pezzo o chiave di lettura per vedere qualcosa che è più grande di noi. Noi non collettività ma come genere.
si può solo sperare di riuscire a dare una visione decente, la migliore possibile, che non sia semplicemente migliore di quella precedente, ma la migliore in assoluto che noi possiamo offrire a chi prenderà il nostro posto portando avanti,se ci sarà concesso, il nostro messaggio genetico. 10月10日 io sono un bravo nuotatoreLa rabbia. Diceva un sapiente che fino a quando si prova questo sentimento si può ancora cambiare la propria vita.
non voglio fare un trattato o sviscerare esaurientemente l'argomento.
dico solo che per me ci sono tantit tipi di rabbia. e cercherò di mostrarne alcuni.
c'è quella che come sale sulle ferite aperte ti fa immediatamente rizzare. i cosìdetti scatti d'ira appunto. ho imparato e cerco sempre di ricordare che tali scatti sono da controllare. quando infatti ci si tocca nel vivo non è saggio reagire e mostrare suito denti e artigli. stringere i denti sì, ma per sopportare il dolore. contare fino a dieci, fino a cento se serve, lasciare sbollire insomma. perchè a volte queste situazioni sono determinate prima di tutto da noi, dall'umore, dalla giornata che abbiamo avuto, dal periodo che stiamo vivendo. ecco in questi casi è meglio stringere i denti, lasciare i sbollire ciò che c'è in pentola per poter controllare se la causa della nostra irritazione persiste e allora è da combattere, oppure non c'è e il nostro fastidio è stato causato da un colpo di vento sul posto sbagliato. a volte uno è semplicemente irritabile di suo e non è un buon motivo per prendersela col mondo.
se ho parlato della rabbia da sopire parlo ora di quella sopita.
ci sono volte infatti che il mare si increspa non per il vento che ne agita la superficie quanto invece per un terremoto che alza le onde a partire dal punto più profondo dell'abisso. sono le volte in cui la rabbia non arriva come un guizzo, ma come una cosa che per quanto improvvisa è già stata annunciata. un pò di sana inquietudine preannuncia la repentina risalita di un groppo alla gola che arriva senza bussare. l'urlo più atroce che mai potrete gettare non fa alcun rumore. e non è una metafora.
è che per quanta forza, e rabbia appunto, ci potrete mettere altro non uscirà che aria dalle vostre bocche. poichè nessuno vi sta seviziando e non stiamo parlando di dolore e sofferenza fisiche, posso asserire che il signore non ci ha concesso una nota tanto alta quanto profondo può essere il dolore. ti è concesso di capire che è un urlo che viene da posti lontani, che provi a dimenticare anche se non puoi; ma non ti è concesso di sentirlo. o di buttarlo fuori assieme alla corda che genera una nota così. in questi casi, ironia della sorte, puoi solo sforzarti con tutto te stesso per buttar fuori con tutto te stesso l'aria che hai appena inspirato, e neanche tutta.
questa rabbia ha uno scorrere particolare. la sento a volte, riempirmi improvvisamente le vene, come se fosse stata sempre lì. ma non l'ho mai vista sgorgare, non so che forma ha fuori da me, non so cosa può diventare.
non so dove incanalarla. dove cazzo metterla.
sono le volte che alzo il volume dello stereo e immagino con dovizia di particolari e accuratezza scientifica come distruggere la mia camera.
stasera ho provato a vedermi in un trionfo di vetri, trucioli, pezzi di mobili, cocci e fogli di carta. ho provato a immaginare, a immaginarmi stanco con gli occhi iniettati di sangue per i 5 minuti di passione, il fiatone, più di un taglio sparso per il mio torace nudo -procuratomi durante l'opera- che si muove al ritmo del mio respiro corto e tra le mani una sedia o un pezzo di legno o un cassetto con cui ho sfasciato l'ultima cosa che c'era da sfasciare. la voce rauca per le urla di battaglia gettate al vento e alle note dello stereo per quanto...5 minuti?15?? quanto ci può volere a spaccare tutto?
ma ho lasciato perdere...anzitutto ho pensato che tutte queste cose mi servono, ho pensato all'inconcludenza di tale sfogo. ma ora, mentre scrivo, e mi riposiziono nella mia fantasia dove mi ero lasciato qualche minuto fa: nella mia stanza a demolire.
credo che il freno più grande sia quello che, dopo tutto, non mi sentirei abbastanza stanco
01/09/08 9月25日 domande(più o meno) senza risposta 2mi chiedo quante verità, quante filosofie, quanti saggi aforismi, quante motivazioni di guerre, di manovre politiche, quanti amori grandi e piccoli...resisterebbero alla prova più ardua che esiste: un bambino curioso che ti chiede a ripetizione "perchè?"
quante delle cose di cui sopra riuscirebbero a far tacere il piccolo inquisitore?
in realtà esiste una soluzione parziale al problema. ovviamente non è assoluta ma è in grado di risolvere le indecisioni croniche a cui può portare il piccolo inquisitore. perchè a dargli troppo conto si rischia di perdere la ragione (sebbene sia ciò che si è iniziato a cercare con la raffica monotona dei perchè). questa soluzione è particolarmente utile per i dubbi di azione ma spesso se usata bene è in grado di sciogliere i nodi sui dubbi di pensiero, o su quelli esistenziali.
eccola qua: spesso bisogna infischiarsene della buona educazione e rispondere a una domanda con un'altra domanda. se il bambino vi chiedere "perchè?" rispondete lesti
"perchè no?". se il bambino non vi da alcuna ragione per non fare una cosa per esclusione avete un motivo per farla. se lui, passando da inquisitore a inquisito, non riesce a convincervi, con un abile contropiede avete capovolto la vostra situazione mettendo in crisi la crisi stessa. |
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