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9月3日

acquario al contrario

Alla decima volta che dopo aver letto la stessa frase continuava a stentare a capirne il senso Ruggero cominciò a sentire un lieve rumore di fondo e pensò che forse era arrivata l’ora di fare una pausa. Uno sguardo allo schermo del cellulare gli fece notare che era anche ora di cena fornendo al break un valido alibi. Sistemò i libri, accese il lettore mp3 e uscì. L’ottanta per cento dei suoi conoscenti avrebbe preso un mezzo per andare dove lui aveva scelto di mangiare, ma lui preferiva camminare; quella zona del centro l’aveva percorsa così tante volte a piedi che andare in un posto piuttosto che in un altro per lui era lo stesso, distasse cinque, dieci o trenta minuti.

Quattro canzoni dopo, kebab in una mano, coca cola nell’altra, auricolari, abbigliamento sportivo e sguardo curioso:  Ruggero era un turista senza macchina fotografica nel centro della sua città. È bello immergersi nella gente e nel mondo e osservare il suo scorrere. Guardava le luci, le strade, le vetrine, le facce della gente, come se il fluire della realtà circostante potesse far riprendere il corso dei suoi pensieri impantanati nello studio. Le cuffie e la musica riducevano a un brusio poco distinguibile il rumore di fuori e così era come un documentario, come la parte di un film con tanto di colonna sonora. Era come se una pellicola sottile e trasparente lo tenesse fuori dalla realtà, come trovarsi in una boccia di vetro con il piccolo particolare che l’acquario è tutto ciò che è al di fuori. Esattamente questo pensiero e un boccone particolarmente buono di kebab lo fecero sorridere. Durante queste passeggiate sorrideva sempre ai bambini e ai turisti in una sorta di solidarietà fra colleghi, ma quello era un sorriso diverso: un’idea. Intanto, in mano gli era rimasto solo un pezzo di carta e la coca cola volgeva anche lei al termine, così rivolse i suoi passi al luogo di partenza per riprendere a studiare una volta terminata l’evasione e tornando lo stesso sorriso fu riacceso da un ricordo, più o meno collegato col luogo dal quale passava in quel momento ma discretamente astratto dal contesto. L’idea, invece, era lì, bella e compiuta: “il mio sorriso è prezioso”, recitava fiera. Scoprì i denti appena, riflettendo su queste cinque parole e sul valore di quella curva con la pancia rivolta verso il basso che è un sorriso, su tutte le sfumature e i significati possibili di questo gesto meraviglioso, a prescindere da cosa gli sta dietro: dalla spensieratezza dei  sorrisi più facili e frizzanti alla gioia di quelli più veri, alla forza direttamente proporzionale all’amarezza di quelli che sono i sorrisi più difficili da esibire.

“il mio sorriso è prezioso”… Ruggero si trovò a sussurrare la sua piccola rivelazione e si accorse che forse non l’aveva tanto sussurrato visto che l’anziana signora appena superata gli gridò dietro le spalle un “auguri!” divertito.  Senza accorgersene, cambiò passo e senza farci troppo caso( “se io non ascolto fuori non vedo perché lui dovrebbe far caso a me”) si ritrovò a cantare. Non contò le persone che si girarono al suo passaggio durante le due canzoni che ascoltò tornando all’aula studio- molti meno di quelli che pensate, la gente si fa per lo più i cazzi suoi- ma fece caso al fatto che l’ultima finì esattamente davanti all’ingresso, così che togliere le cuffie e spegnere il lettore fu proprio come uscire dalla sfera di vetro e rientrare nell’acquario.

01/09/09


7月13日

taken

Ruggero si siede per terra, con una mano appoggiata dietro per reggere il busto e l'altra con il bicchiere di plastica marrone della macchinetta del caffè per reggere il suo stato di veglia (è in piedi dalle sei). Finito di bere, butta la testa all'indietro, provando a scrollarsi di dosso tutti i pensieri con quel gesto, come se fossero attaccati ai capelli. E si ferma.
Azzurro.
Nemmeno una nuvola a perdita d'occhio.
A volte sembra quasi un lenzuolo, una coperta poggiata da Dio per proteggere il suo teatrino. Ma è così solo quando non ti fermi a guardare e a provare a capire la sfumatura di questo colore. Perchè non è il colore del cielo, un tono dato dall'atmosfera terrestre, non è per niente un colore. Lascia che entri attraverso i suoi occhi, lascia che i suoi occhi si immergano in questo mare di nulla. Perchè è solo quando gli occhi cominciano a lacrimare per lo sforzo di vedere qualcosa, che capisci che non è un colore. Che capisci che è un illusione, una tua convinzione, un rifugio cromatico dall'infinito.
E solo allora l'infinito comincia a passare attraverso i suoi occhi, o forse -sicuro- è il contrario, andando a diluire inesorabilmente i problemi. E le preoccupazioni. E le lacrime. E le paure. Come una goccia di sangue in alto mare, come uno schizzo d'acqua nel Sahara. L'infinito, lentamente, ti annulla. Perchè non lo puoi abbracciare. Non lo puoi proprio abbracciare. Ruggero pensa che sono tutti lì a ripetere noiosamente che l'azzurro e bello, quanto è bello il colore del mare. Pensa a quanto sia codardo dire così. In pochi si riferiscono al colore del cielo: perchè nessuno lo guarda davvero, perchè tutti hanno paura di svanire anche se, ad oggi, non c'è nulla che dimostri che non sia la sola fine possibile.
Ruggero pensa a tutte queste cose abbassando la testa, riportandola ad altezza d'uomo. A tanto così dal restare smarrito per sempre, seduto a farsi rapire dal cielo

3月8日

nadia e i radiohead

I preliminari sono per me un termine estremamente generico. Nel mio personalissimo vocabolario la voce è descritta con poche semplici parole: “tutto ciò che precede l’atto sessuale”. Tutto vale, anche se poi dipende dalla coppia in questione. Ci sono gli schietti, che si guardano negli occhi e dicono: scopiamo? Gli artistici per i quali il “prima” è da riempire di trovate più o meno complicate lasciate come omaggio d’addio dal sangue che prima irrorava i neuroni e che presto scenderà dove serve. I romantici, che si scaldano con gesti e parole nobili prima di dar voce alla loro parte animale.. gli incolpevoli, che scivolano in effusioni sempre più spinte e senza accorgersene finiscono sotto le lenzuola. E infine i ritardatari, ovvero coloro che comprendono solo quando sono nudi e sudati che la cena al ristorante figo, la messa in piega, il vestito carino e il trucco da una parte, la barba appena fatta e le galanterie dall’altra, erano finalizzate fin dall’inizio all’atto che sono sul punto di compiere.

Nadia e io ci piacevamo perché amavamo essere liberi dagli schemi e odiavamo le abitudini. Il fatto che gli squilibri di ognuno unendosi formassero equilibri sempre nuovi rendeva la nostra relazione una sfida continua della quale era impossibile stancarsi. Per questo motivo non mi dilungherò sul come fossimo arrivati a iniziare a spogliarci, perché potrebbe essere uno qualsiasi di quelli che ho descritto sopra. Vi racconterò invece come proseguirono i preliminari di quella volta ancor più indimenticabile della Prima.

Quando non c’è più dubbio sul dove arriveranno due amanti, il cervello umano attiva una particolare area in cui neuroni altamente specializzati pianificano in brevissimo tempo come far sparire in un frangente ancor più breve tutti i vestiti del /della partner. E non ditemi che non è così perché capita anche di spogliarci lentamente, perché in quei casi stiamo parlando di occasioni studiate o premeditate, o di eccezioni. Io parlo invece di istinto. E il caso volle attivare, invece di quell’area strategica, un’altra area differente così che arrivarono altre istruzioni. Presi le mani di Nadia, che con inaspettata coordinazione stavano già slacciando la cintura e sbottonando con solerzia i bottoni della camicia, tra le mie e le dissi: aspetta…

Per ottenere a casa lo sguardo che mi rivolse in quel momento prendete due occhi carichi di desiderio e date una spruzzata di esitazione più due gocce di sospetto. Poiché si trattava di un’ idea  e non di una brusca frenata, bastò il mio sorriso per annullare l’effetto degli ultimi due ingredienti. “ho avuto un’idea…”

Mi avvicinai con lei al mobile vicino allo stereo, dove tenevo i cd: “scegline uno -dissi sicuro- così quando lo ascolterai da sola penserai a noi e ricorderemo questa volta, sarà come essere insieme. Se ci pensi bene la maggior parte delle canzoni che leghiamo ai ricordi non le scegliamo, capitano. Invece questa volta puoi decidere la colonna sonora di un ricordo…”

Prendete un’atmosfera calda, smettete di mescolare, aggiungete un’idea: otterrete lo sguardo un po’ perplesso con quel retrogusto di desiderio che lei aveva mentre mi diceva quasi con aria di sfida: “tu non mi puoi dimenticare comunque…”

Mi stava solo chiedendo di rilanciare, e io non mi feci attendere ”poi alziamo il volume, non voglio ricordare nessun suono all’infuori del cd che scegli. Di te voglio ricordare solo i tuoi movimenti, il tuo sapore, il tuo odore e i nostri pesi messi insieme”

Aggiungete un cucchiaino di densa curiosità per vedere come mi stava guardando e capirete che l’avevo convinta.

“Posso scegliere tra tutti questi?” chiese con un tono che non afferrai subito.

“Tra tutti quelli che ho, certo”

“Ok.” Nadia mi piaceva perché a differenza mia, nonostante la stessa mole di pensieri sparsi, riusciva ad essere di poche parole. Lasciò la mia mano e cominciò a fare scorrere il dito sui cd. Stava rilanciando lei stavolta. Rallentò proprio mentre scorreva sui dischi dei Radiohead, fermandosi un secondo, senza dire niente su ok computer. Nel medesimo istante, una gocciolina piccola, e freddissima, di sudore si formò sulla nuca, esitò lentamente sul collo e scese crudele lungo tutta la spina dorsale lasciandomi un brivido che tentai di celare assieme alla mia istantanea esitazione.

Per tradurre a chiunque all’infuori di noi due il peso di quel momento posso dirvi cosa vidi in quel lunghissimo secondo, sperando che mi crediate quando vi dico che non mi drogavo all’epoca e non ho iniziato ora che scrivo. All’improvviso mi trovai in un ampio atrio con le pareti bianche, di fronte a me un tizio vestito da prete. Dietro, un altare e una vetrata colorata fugavano i dubbi sulla natura del luogo, mentre il tizio fugava ogni dubbio sulla sua identità dicendo solennemente: vuoi tu prendere la qui presente Nadia nella buona e nella cattiva sorte,  nella salute e nella malattia, nella ricchezza e nella povertà, per amarla e rispettarla finchè morte non vi separi?

Abbassai lo sguardo e mi vidi in giacca e cravatta(io con la cravatta!), con la sua mano nella mia sinistra e una fede nuziale nella mia destra. In un altro secondo distorto, una divagazione dentro quella che già per sé era un’astrazione dal contesto degna del miglior Homer Simpson, pensai: “se lego le due sole cose che mi fanno vibrare, Nadia e i Radiohead, devo essere sicuro che tutto questo non finirà così come questo disco continuerebbe a piacermi anche se dovessi diventare sordo.” Guardai alla mia destra il testimone e Thom Yorke strizzò dei due l’occhio più chiuso. Mi girai sorridente e dissi “sì, lo voglio.

Lo voglio…

voglio…”

Questa frase echeggiò però solo nella mia testa, ero di nuovo in camera mia e mentre vivevo il mio trip Nadia aveva preso la mia mano nella sua e nell’altra stringeva una custodia. Deglutii. Ma lei, che mi aveva squadrato con la coda dell’occhio durante l’incedere delle sue dita sui cd (e della mia gocciolina di sudore lungo la schiena), stringeva in mano un disco dei Marlene Kuntz. Quanto tempo avevo indugiato? Ero sicuro che la mia allucinazione fosse durata non più di qualche secondo e prima che potessi dirle che poteva prenderli tutti, davvero, lei mi anticipò: “sono sicura di essere l’equivalente in amore di ok computer, lo so perché tu lo sei per me. Ma non voglio rischiare di privarti di quelle note oggi. Stiamo assieme da un po’ e so che non sarà mai da tanto, un giorno smetteremo di sperare quando diciamo sempre, perché sapremo che così sarà e sono sicura che sentiremo quelle note anche senza stereo”

Per quel che mi riguarda, dopo aver sentito quelle parole, ero già nudo ed erano finiti i preliminari.Probabilmente se ne accorse anche lei perché divenne rossa come se mi avesse spogliato davvero. L’aria intorno si fece solida per un secondo, era tutto nel nostro sguardo e avevamo già iniziato. Un sorriso piccolo piccolo passò dagli occhi alle labbra interrompendo l’incantesimo. Lei mise il cd nello stereo e disse ancora: “Però aspetta…per le cose che hai detto di voler ricordare possiamo anche spegnere la luce, voglio poter ricordare oggi a occhi chiusi, senza immagini. Solo sapori,odori, e il nostro peso. Sono i sensi meno sfruttati dalla memoria: sarà un ricordo unico”

Le idee strane restano spesso tali, a meno che una persona completando te completa le tue sparate rendendole geniali.

Prendete la giusta dose di stupore, scioglietela nell’ ormai celebre gocciolina di sudore, e aggiungete un pizzico di adrenalina. Così potrete sentire con le vostre orecchie come le dissi di sì senza parlare.

Presi il telecomando dello stereo e andai ad accender la luce del comodino dopo aver spento la luce grande. Lei, dall’altra parte della stanza, chiudeva bene le serrande in modo che non passasse un filo di luce. L’ultima cosa che disse prima che spegnessi anche la luce del comodino, mentre entrambi memorizzavamo la strada da fare al buio per incontrarci, fu: “io scelgo il cd, la tracklist lasciala al caso. Metti il random”

Ai vostri posti. E random sia. Partenza. Spengo la luce. Via!

E mentre i piatti della batteria e le chitarre iniziarono la canzone di Senza Peso che il random aveva scelto per noi, prima ancora che Cristiano Godano iniziasse a cantare, ci eravamo già trovati al buio.

Sono sicuro che non c’è bisogno di raccontarvi come è andata. E che, con un po’ di istinto, potrete indovinare al posto di quale cd misi l’anello di fidanzamento, quando lei qualche tempo dopo venne a stare a casa mia. Ovviamente ebbe la sua parte la visione che ho raccontato a voi, ma non riuscimmo ad avere i radiohead alla cerimonia. L’unica cosa alla quale non potete arrivare è la canzone dei Marlene scelta dal random quel giorno, quella ve la scrivo io.

 

Marlene kuntz – danza


Danza per me questa canzone
al passo della malizia,
dai vita alla mia illusione
facendo che ti piaccia.
Molle ti sogno fra le note
spargendovi sensualità:
quando saranno inebriate
la musica migliorerà

ed ancora più bella diventerai
anche tu.

Offri te stessa a una cadenza
che sia indolente e morbida
con una vaga decadenza
di corpo che si abbandona.
Emani la pelle il suo profumo
con generosità
e venga il tuo ballo più vicino:
la musica si apparterà.

Belle entrambe, più bella diventerai
solo tu.

Porta un respiro azzurro chiaro
con movenze rosa polvere,
dal nero del tuo venir piano
che sta per sopraggiungere.
Lilla è l'ombra del sorriso
che s'apre su di me:
diventa albicocca intorno al viso...
(è qui per farsi mordere?)

La tua danza è sospesa:
è per dirmi che ora tocca a me?

1月29日

l'ultimo caffè

 

 

Una cosa che ci ha uniti è la passione per la pioggia.

Un malinconico affetto per quel tepore che solo due corpi di amanti possono trovare sotto una coperta e dietro un vetro, cercando di vedere la forma delle gocce e sperando che ognuna di loro possa lavare una cosa brutta, o meno bella.

Era mattina presto. Lui usciva sempre prima di me per andare a lavorare e mi svegliava sempre l’odore del caffè che mi lasciava pronto. Nelle giornate di pioggia come quella spesso lasciava un post-it colorato con qualcosa per me. A volte era un semplice “ciao”, a volte una poesia, con quel post-it mi sussurrava ridendo il buongiorno anche se era già uscito. Lui diceva che mi baciava sempre anche appena sveglio, ma non sono mai riuscita a svegliarmi prima per vedere se era vero(ricordo solo come prendevamo sonno la sera prima). diceva pure che non gli piaceva che mi abituassi al fatto che scriveva spesso per me,  anche se so che a lui piaceva da matti. Lui scriveva sempre qualcosa. Anche senza penna, anche senza parole.

Quella mattina, sotto la mia tazzina piena e fumante, non c’era un post it, ma un foglio bianco piegato in due. C’era su scritto il mio nome e due numeri: “2-12”. Nadia, cd due traccia dodici. Tra la tazzina e il foglio infatti c’era un cd dei subsonica, un live per la precisione.

L’assenza del post-it mi aveva già impensierita. Prima ancora di leggere ciò che mi aveva scritto, alzai lo sguardo e vidi che mancavano le sue cose. Ancora senza aprirla corsi in camera e vidi che mancavano i suoi vestiti, non c’era l’enorme zaino da campeggio con cui era entrato qui quando venne a vivere da me. Oggi posso dire che quelle tre cose sono le uniche che lui ha lasciato da me: un cd, una lettera e l’ultimo caffè. La mia casa, e la mia vita da quel giorno, si accorse di tanti vuoti che ancora sto cercando di colmare. Lui (è un po’ che provo a dimenticare il suo nome ma per ora mi riesce solo di ometterlo) per quanto ne so è partito. E del resto era arrivato dopo un viaggio di cui non sono mai riuscita a conoscere tutte le tappe.

 

Ho scritto questa lettera prima che tutto succedesse. Prima di capire, e infine di fare lo zaino e poi il caffè. Se arrivo a lasciartela, se arrivo a partire, non vuol dire che sono un veggente o che ti ho presa in giro, ma che in fondo certi lati di me li conosco. Così come certe situazioni,  o meglio: l’approccio che avrei avuto in questo periodo con un certo tipo di situazioni. Ma non mi nascondo dietro un dito: fossimo stati Noi, quelli con la N maiuscola, il periodo non sarebbe stato rilevante. Se sei Tu la persona con cui devo stare, non conta il periodo in cui ci conosciamo, non conta il tempo: io non credo a queste cose che poi alla lunga si rivelano per quelle che sono: scuse. Bisogna (devo) mettere l’anima in pace per alcune cose. E io lo faccio spiegando quanto segue.

Nel mio essere, nel mio carattere, c’è del nero: che io lo voglia o meno.

Due tipi di nero ad esser precisi. Uno fa parte del mio carattere e di quello che sono e ogni tanto verrà fuori, credo per sempre. Ed è una cosa che non posso cambiare, che non devo cambiare.Resta nero con tutta l’acqua del mare.

L’altro nero in fondo è solo un bianco sporco, molto sporco. Si è sporcato tempo fa e forse col tempo riacquisirà il suo originale candore. Quello sì che lo sto lavando da tempo, e so che tornerà pulito, anche se ora non lo è.

Chi ha a che fare con me, suoni come un monito e non come una minaccia, dovrebbe vederlo, guardarlo. ma non posso garantire di non lasciare macchie. Al momento infatti non mi sento di garantire che situazioni come questa non si presentino ancora. In questa canzone, che è come un dialogo fra noi due, ho l’impressione di poter cadere ancora tante altre volte.

Tempo fa dicevo che se non ti levi i vestiti non dovresti tuffarti a salvare uno che affoga…il discorso si può trasporre qui, a noi: se non si ha la coscienza di ciò che si affronta, se non c’è la consapevolezza di ciò che uno rischia, di ciò che c’è in gioco: è meglio dire passo.

 

 

 

 

 

 

CORIANDOLI A NATALE

 

E' inutile sai,
il male che fa
il peso di un bacio.
L'hai dato soltanto
perchè eri da solo.

La colpa dov'è?!
Qua intorno non c'è
Sai dirmi tu dov'è?!
In un giorno che piove

Un giorno che tu
ti senti inutile
Coriandoli a natale
E magari ancora
troppo stanco per ricominciare.
Ma scometto che poi..
Tu te ne andrai

E' semplice ma..
ma non dire che
la vita ti prende
soltanto alle spalle.

Ti ha preso in un giorno in cui ti senti inutile.
Coriandoli a Natale
E magari ancora
troppo stanco per ricominciare.
E magari ancora
troppo stanco per ricominciare.
In un giorno che
ti senti inutile
Coriandoli a Natale
Ma scommetto che poi..
Tu te ne andrai

E' inutile sai
vorrei ma non puoi
toccarmi nel cuore
entrarmi negli occhi
Ti ha preso in un giorno in cui ti senti inutile.
Coriandoli a Natale

Ma scometto che poi...
Tu te ne andrai
Tu te ne andrai
Tu te ne andrai...

 

 

1月8日

la distanza effettiva

 

Sulla lama di un rasoio è possibile camminare

Senza tagliarsi

Basta distribuire il peso (hai detto niente)

Avvicinarsi è facile, sembra strano ma è così.

A chiunque e alla distanza che vuoi tu

Non proprio semplice, ma quasi.

Per entrare infatti in una persona

Più della tempistica del dove

E della velocità del quando

La differenza

E l’esito

Sono nel come

8月8日

strawberry tales

Ogni tanto mi capita quando ascolto la musica di vedere qualcosa. solitamente è una sequenza di immagini. a volte è una storia, e quindi ogni tanto riesco a catturarla in un foglio di carta o di word che dir si voglia.

oggi posto una di queste storie, ma prima di leggerla dovete sbrogliare questa canzone: strawberry swing dei coldplay. Perché questa fantastica canzone dell’ultimo disco dei coldplay oltre a essere la fonte di questo racconto ne è anche la colonna sonora. buona lettura

 

 

Il sole non è il solo

 

Esattamente come questo riff, il tuo stropicciarti gli occhi arriva da lontano, in un crescendo che porta a questo giorno che sta per iniziare gli echi dei tuoi sogni che al contrario vanno in dissolvenza: Buongiorno Amore!

 

Ho sempre desiderato di svegliarti con una canzone, ed è per questo che ho studiato come lasciare le serrande per far passare un solo raggio di sole che -guarda caso– cade proprio dove ti svegli di solito tu in estate, addosso a me. Almeno adesso ti potrò spiegare perché avevo messo quel pezzo di nastro adesivo vicino alla finestra anche se è più probabile che rimarrà un segreto. E casualmente salterà fuori anche il telecomando dello stereo, che è da due giorni ben nascosto nel mio comodino per questo scherzetto.

Ma torniamo allo spettacolo che è la cosa importante. Scendendo con lo sguardo dai tuoi occhi che ancora non ne vogliono sapere di aprirsi vedo un piccola smorfia e capisco che non è fastidio per il sole, vado immediatamente alle tue labbra che dischiudono nel più meraviglioso dei sorrisi l’avorio accecante dei tuoi denti. Così posso finalmente capire cos’ è la luce. Le serrande possono restare così perché il sole, un altro sole, è già entrato in questa stanza. Provo a riprendermi da un attimo di smarrimento( it’s such a perfect day) e mi alzo. Ti adagi sul materasso con lentezza e sbadigliando un “ciao” provi a trattenermi lasciando cadere stancamente il braccio che era su di me. Riesci solo a sfiorarmi, per ora. E ti lascio al sonno migliore, quello che si fa appena svegli richiudendo gli occhi e lasciandoci coccolare dalle ultime note di Morfeo e in questo caso dei Coldplay. Rientro dopo qualche minuto con un vassoio di legno con la colazione sopra, la canzone in loop sta girando per la seconda volta, e tu mi accogli con un altro raggio di sole e di avorio(it’s such a perfect day). Ti stiracchi da seduta con il lenzuolo bianco che oramai ti copre solo le gambe. Questo sì che è un buongiorno amore, è la tua seconda frase. Poggio il vassoio accanto a te, tu prendi il succo di frutta alla fragola, la spallina della maglietta ancora abbassata, bevi un sorso e mi baci: strawberry kiss. Una notte di passione, il caldo e un bel po’ di ore di sonno non hanno nemmeno sfiorato l’alchimia di quell’insieme di odori, che è uno e centomila, della tua pelle, dei tuoi capelli e di te (si può rimanere abbagliati tenendo gli occhi chiusi? Come si chiama un odore accecante? Queste le domande). Riapro gli occhi, stacco le mie labbra dai tuoi petali e mi perdo di nuovo nel marrone e nel rosso come quando si guarda smarriti un bosco d’autunno ( i colori possono assordare? Altra domanda da un milione di euro) e tu pronunci la tua battuta, sorridendo e guardandomi piano.

“adesso sì che è iniziata l’estate…”. Io penso che è iniziata quando ti ho vista la prima volta, e che nonostante tu abbia i colori dell’autunno, la forza della primavera e nonostante prima o poi anche a noi toccherà passare qualche freddo inverno so che quando finirà questa stagione il mondo avrà già chiuso il sipario da un pezzo. E rispondo sorridente e soddisfatto per il buongiorno riuscito e per un sacco di altre cose con un semplice “ già”.

(03/07/08)

 

Coldplay - Strawberry swing

They were sitting
They were sitting in the strawberry swing
Every moment was so precious

They were sitting
They were talking in the strawberry swing
Everybody was for fighting
Wouldn’t wanna waste a thing

Cold, cold water
Bring me round
Now my feet won’t touch the ground
Cold, cold water
What ya say?
It’s such
It’s such a perfect day
It’s such a perfect day

I remember
We were walking up to strawberry swing
I can’t wait ’til the morning
Wouldn’t wanna change a thing

People leaving all the time
Inside a perfectly straight line
Don’t you wanna curve away
It’s such
It’s such a perfect day
It’s such a perfect day

Now the sky could be blue
I don’t mind
Without you it’s a waste of time

7月19日

accanto

Stringimi forte le mani quando ho paura

O quando vuoi che mi accorga di qualcosa

O solo per fare sentire che sei accanto a me

Anche quando non sembra, anche se già lo so.

 

Stringimi forte le mani quando mi aiuti a rialzarmi

Quando steso o seduto ho bisogno di aiuto

Che la tua presa sia solida quando il mio mondo vacilla

Che ogni uomo malfermo abbia un amico sicuro

Perché nella vita avremo entrambe le parti, almeno una volta.

 

Tienimi la mano e guida il mio passo

Ti giuro, al tuo posto io farò lo stesso

Che a volte il buio o la troppa luce

Fan sì che ci serva chi ci conduce

Quando ciechi non possiamo che andare a tentoni

Se le botte del mondo ci sorprendono soli.

 

Stringimi forte la mano quando mi saluti

Se avrò l’onore di avere un tuo “grazie”

Se mai sarò stato un cavaliere o un signore

Se da me sarai vinto, o che sia tu il vincitore.

 

Ti do la mia mano, hai la mia parola

Nessuno sappia ciò che tra noi rimane

Stringi forte il segreto e stai sicuro che mai nessuno l’avrà

 

Stringile forte, un ultima volta, quando Tutto starà per finire

Se è vero che in tanti si vive e da soli si muore.

Accompagnami almeno fin sopra l’altare

Che poi da lì me la sbrigo io

Nel cercare di prendere le mani di Dio.

 

26 giugno 2008

3月29日

niente da guadagnarci

 
 
visto che non credo ci sia più molto da dire e che finalmente le decisioni sembrano definite e definitive, posso scrivere.
mi sono autocensurato per non fare "giochi di prestigio" ma adesso so che non cambierà niente, che non rischio di prendere in giro o di essere preso in giro, non c'è più bisogno che me la tenga per me. non la devo a qualcuno questa censura, non ha motivo di esistere.
 
 

Una delle cose positive di quando sono triste è che scrivo.

È soprattutto in quei momenti che arriva l’ispirazione, non ci posso fare niente.

E questa volta l’ispirazione di questo racconto è nobile: è un sogno che ho fatto domenica mattina(visto che sabato abbiamo fatto le 5 e ho iniziato a dormire un’oretta dopo..). lo adatto e lo censuro, certi sogni dicono cose strane.

Comunque spero che la storia sia bella in generale, non solo per chi è coinvolto. certo ci sono allusioni e riferimenti, ma è un sogno. Sicuramente i riferimenti sono molti di più di quelli che io stesso vedo.

 

Sotto un tetto di stelle (09/03/08)

 

   La vacanza è così. Anche se sei stato un giorno in giro ad ammazzarti di risate e a stremarti di divertimento, la sera a cena ci sono ancora entusiasmo e energie da vendere. E’ bella tutta quella fase di preparativi, di programmi e di prospettive. Siamo tutti a tavola a progettare le nostre gesta : posti da vedere, ore per ballare e cocktail da provare, frasi da dire in italiano agli abitanti del posto increduli, ragazze da conquistare.

Ecco proprio questo io no. Ho fatto la furbata  di partire con la comitiva e la ragazza.

Ma non mi pesa: per un tot di cose che in vacanza non posso fare ci sono molte cose che i miei amici non potranno fare stasera. Anche Noi nel nostro piccolo abbiamo i nostri progetti e l’entusiasmo di queste tavolate ci coinvolge, ne siamo parte.

Ogni sera abbiamo in testa gli sguardi e le cose che succederanno in giro, grandi aspettative. Chi non ha mai provato non sa che anche se sembrano gli stessi non lo sono mai. Anche i piccoli gesti, quelli ripetuti milioni di volte e quelli meno usuali, non sono mai gli stessi. Ogni bacio, carezza, ogni singolo passo fatto insieme mano nella mano, ha un senso unico e speciale. C’è una sola costante di fondo che però, crescendo, non è mai uguale a se stessa. Ma questo lo sappiamo solo Noi  e ridere con i miei amici che ci prendono in giro è parte integrante dell’entusiasmo di queste cene.

Stiamo già a tavola ma ancora tu non ci sei. Aspetto un po’ perché ti ho lasciata in stanza che ti truccavi, ma è passato troppo tempo. Ti vado a cercare. La stanza è vuota e dalle tue amiche nessuna notizia. Scendo le scale, magari eri in ascensore mentre io salivo per cercarti. Però scendendo mi incuriosisce la finestra aperta su una specie di balconcino che in realtà è un modo per arrivare sopra l’insegna dell’hotel, una sorta di terrazzino. Lo so perché una sera con gli altri tutti ubriachi stavamo cadendo di sotto e abbiamo rotto una luce. Il nostro hotel al momento ha un nome quasi toscano “hotel asablanca” perché la C l’hanno spostata per ripararla. Sorrido pensando che non ci hanno beccati ma la mia attenzione è rapita da una persona seduta con le ginocchia al petto che guarda la strada. Esco per vedere meglio, sei tu.

In questi giorni sei sempre pensosa ma non posso chiederti più di tanto quando non parli. E quindi ho cercato solo di starti accanto. Che stupido

Esco e ti raggiungo, mi siedo accanto a te mentre tu mi guardi senza dire niente. È un po’ da pazzi stare sul tetto dopo quello che abbiamo combinato l’altra sera. Ma tu sei un po’ folle, è anche per questo che ti amo.

“allora tutto ok? Ti cercavamo per cenare..”

“ah già, vabbè fra un po’ arrivo.. voglio stare un poco qui, sola. guarda che bello.”

Sotto di noi la città turistica. Niente di esaltante come forme. Ma è sera e quindi contano solo le luci e i colori e lo spettacolo è valido, suggestivo.

“va bene, ti aspetto amore. Ma…tutto bene? È un po’ che ti vedo accigliata, ne vuoi parlare?”

“…non so bene di cosa dovremmo parlare, sono solo un po’ giù a volte. Ma tranquillo, ora vengo, davvero”

Mi costa tanto, perché a volte vorrei avere una sorta di spada per distruggere le tue preoccupazioni ma alla fine dico: “va bene, ti aspetto fra un po’ amore mio” e vado.

La cena continua , io rido e scherzo, accenno che tu stavi ancora perdendo tempo.

E finisce la cena, andiamo a terminare i preparativi, tu ancora non ci sei. Salgo anch’io.

Torno al balcone e la persona pensosa è adesso sdraiata e sembra che dorma. Mi avvicino in silenzio, dormi. Mi sdraio accanto a te e ti abbraccio. Tu senza aprire gli occhi ti sistemi tra le mie braccia. Ti accomodi nel calore che inspiegabilmente sviluppa il nostro abbraccio e continui a dormire.

Ti sussurro piano: ”ehi, ti sei addormentata, non vuoi uscire stasera?”

“ciao…qui è così bello, dormi con me?” mi rispondi aprendo appena gli occhi con quel tono infantile che adoro.

“sei pazza?dai, non ci regge tutti e due, vuoi andare in camera?” di fronte a me un numero indica la portata di questa piattaforma, comunicazione per gli operai. Evidentemente è per una persona sola, perché il peso indicato è molto inferiore alla somma dei nostri corpi.

“Dai vieni, perché proprio qui? Capisco che è bello, ma ti prendi di freddo!”insisto e cerco di non smettere di sussurrare, ti stringo più forte per farti più caldo. nonostante stia cercando di portarti via, in questo momento ti assecondo.

“guarda su che cielo, ci sono tutte le stelle stasera, guarda quante sono” sussurri ancora tu

“impossibile, con tutte queste luci non ci possono essere stelle, non si vedono”

Ma tu con la punta delle dita mi sfiori il mento e mi fai guardare su.

Incredibile. In barba al forte inquinamento di luci, tipico di una città che non può dormire e anzi aspetta proprio la notte per svegliarsi, il cielo è gonfio di stelle, neanche fossimo in alta montagna.

Sono tutte lì, una per una, effettivamente è suggestivo. Resto senza parole e tu sorridi tenendo sempre gli occhi chiusi nel tuo quasi sonno.

“va bene, ma non dormiamo qui” riesco a dire finalmente. Ci alziamo, rientriamo dalla finestra nelle scale. Ti prendo in braccio che ti stropicci gli occhi, andiamo su per gli ultimi gradini fino alla nostra stanza ma una volta dentro non ti poggio sul letto. Con la mano libera ti do due coperte, apro il balcone, ne butto una lì per terra e ti ci adagio sopra con cura per non infrangere la bellezza cristallina di questo momento. Mi stendo accanto a te e ci copro. Il calore nostro e quello delle coperte basteranno per stanotte.

Tu ti accucci, sussurri che mi ami prima di riprendere il sonno. Io sono in paradiso.

Prima di dormire avverto gli altri con un sms.

“ragazzi noi restiamo a casa, ci hanno dato una stanza nuova e dormiamo lì. Siamo con delle ringhiere al posto delle pareti, mancano i mobili e il letto, ma sopra di noi abbiamo un soffitto di stelle”

 
3月7日

l'ultimo foglio della scatola

 
 
 
questa la dedico a chi era
a chi è stato
a chi non poteva essere.
a colui che non vedrà l'839esimo giorno della sua breve e fantastica vita.
a Te infine, sperando che tu possa trovare la felicità e la serenità che meriti...
 
 
                                                          
 
 
                                                                      braccia di ferro
 
 
 
 
L'importante non è vincere.
è mostrare
quanto e cosa si è disposti a fare
senza guardare che succede dall'altra parte.
il tuo avversario migliore sei tu e soprattutto
non è una gara.
mostrare, mostrarsi, i muscoli
cercare il limite.
anche solo per sapere se c'è.
anche perchè non è uno scambio. Non è pari. Nè dispari.
E' Dare.
 
 
L'importante è vincere, non partecipare
è osservare
quanto e cosa si è diposti a fare
E mostrare, mostrarsi, i muscoli. i punti deboli.
gli angoli.
oltrepassare il limite.
per sentire esattamente dov'è.
l'avversario migliore è al plurale stavolta.
e Insieme si cerca di non perdere
Non è una gara
ma se non vinci non giochi
 
 
L'importante è vincere. Ma è meglio non partecipare
Non mostrare quanto e cosa si è disposti a fare
non lasciare la vittoria dall'altra parte
mostrare i muscoli
e i colpi subiti
tra i sensi di colpa e ferite latenti
passare oltre il limite
per restare contenti
 
 
06/03/08
3月1日

trouble

Devo uscire, devo uscire da qui. Questo luogo non sopporta il rumore di cui ho bisogno, questo luogo non è in grado di rilassarmi.

Così prendo le chiavi, la giacca e un cd dei coldplay. In queste situazioni ascolto sempre "sing" dei travis ma oggi non mi va.

E mentre chris attacca con le note di trouble direttamente nella mia macchina, io esco dal garage.

 

Oh no, I see a spiderweb is tangled up with me,
And I lost my head, and thought of all the stupid things I said

 

 

Sì, è proprio vero, ne ho dette e fatte di cazzate oggi però...però non volevo, assolutamente, fare quello che ho fatto. Ma non è mai facile da spiegare, nè tantomeno da dimostrare. E quindi oggi mentre giro senza meta, giro senza meta anche nella mia testa, cercando una soluzione in un pessimo stato di umore. Sono le situazioni in cui vai a pensare in qualche posto, magari davanti al mare o in qualche posto all'aperto, o nella quiete della tua stanza -se hai una stanza che te lo permette- ; oppure vai a parlare con un amico. ma oggi no, voglio stare in giro fino a che non sto meglio. Da soli io e la musica.

 

Oh no, what's this? A spiderweb and I'm caught in the middle
And I turned to run, i thought of all the stupid things I've done

 

And ah, I never meant to cause you trouble,
Ah, I never meant to do you wrong
Ah, if I ever caused you trouble
Then oh no I never meant to do you harm.

 

che casino, che casino...faccio davvero poco caso alla strada. E sento ancora qualcosa. Questa frase mi fa pensare a quella volta che sono andato avanti a bere fino a che non sentivo più niente.. questa volta però non ho intenzione di bere: non è la soluzione migliore, anzi se volete saperlo bere per dimenticare è il modo migliore non togliersi una cosa dalla testa. E poi sto guidando

Io alzo il volume, tanto sono in macchina. Al diavolo gli altoparlanti scadenti che pomperanno vibrazioni astruse, al diavolo chi vedrà passare una carretta che rimbomba a palla i.. coldplay.

Eccolo il modo per non sentire niente, per poter pensare senza quella sensazione opprimente che mischia orgoglio ferito e senso di colpa.

Io canticchio mentre lo stereo urla, stono pure, tanto a stento mi sento io stesso..alzare il volume è la soluzione, le sensazioni hanno qualcosa con cui tenersi occupate. Con le orecchie piene e la mente sgombra posso iniziare a ragionare

 

Oh no, I see, a spiderweb and its me in the middle
So I twist and turn, but here I am in my little bubble

E pensare che non volevo e che mi spiace...pensare a come sto e al perchè...in effetti sembra non essere cambiato molto. Ma è abissale la differenza dal pensare queste cose provandole e dal pensarle e basta: si sta un pò meglio. Ad ogni modo mi sto concentrando troppo.. perchè sono riuscito a sentire nonostante le urla di chris qualche clacson, non devo guidare molto bene oggi, pazienza.

Singing out, ah I never meant to cause you trouble,
Ah, I never meant to do you wrong
Ah, if I ever caused you trouble
And ah, I never meant to do you harm

Ma si dai, ripartirò, ce la farò. alla fine non è così grave, passerà e tutto tornerà al suo posto.  Sorrido pensandoci, e sorpasso la macchina davanti la mia. Ma è a doppio senso la strada, pazienza stavo pensando ad altro. Il tipo con cui  però sto per avere uno scontro frontale non la penserà allo stesso modo.                                                                                              Quando riapro gli occhi in realtà è come se ne aprissi uno solo. Da una parte è tutto rosso, mi tocco la fronte, è vetro e mi sarò tagliato, ci può stare che non ci vedo allora. Dall’altra invece vedo un po’ male, ma la botta sarà stata forte suppongo. Mi giro quindi per vedere che fine ha fatto l’altra macchina, in questo modo mi accorgo che ho ancora la cintura e che probabilmente mi sono rotto qualche costola, l’altra macchina è a qualche metro di distanza, accartocciata. Fortunatamente il conducente è già sceso e con le mani alla testa guarda il suo rottame. A proposito di rottame, come sta la mia carretta? Mi rigiro e faccio caso ai vetri rotti e dal parabrezza in frantumi vedo quel che resta del davanti della mia auto. Penso proprio che la potrò buttare, tutta sfasciata e col motore che fuma…

L’autoradio , invece , funziona ancora, allo stesso volume come se non fosse successo niente.  E’ curioso, quasi comico, che la radio stia continuando a suonare. Sorrido e ricomincio a canticchiare quel che resta e con la coda dell’occhio “buono” vedo il signore dell’altra auto che non più disperato ma terrorizzato corre verso il mio sportello. Arriva e mi fa cenno di uscire, ma gli sorrido serenamente in faccia alzando le spalle: mi fa male dappertutto e sto cantando, che aspetti due minuti! Il signore insiste e indica il motore mentre cerca di aprire lo sportello prima e di sfondarlo poi. Effettivamente il fumo è aumentato, ma che sarà mai? Continuo a cantare, la canzone sta finendo, davvero, poi proverò a scendere ok?  

And they spun a web for me,

Dal fumo si passa a una lieve fiammella. Il signore la vede, mi fa cenno e mi guarda ancora una volta. Gli sorrido nuovamente e lui comincia ad allontanarsi rassegnato, correndo è chiaro, voltandosi ogni tanto per vedere se davvero io resterò lì.

And they spun a web for me,

E’ probabile che non risolverò questa situazione con il mondo e anche se l’ho risolta dentro me, nessuno lo saprà mai. L’ultima cosa che ho condiviso col mondo, con l’altro conducente e le persone che possono aver visto la mia macchina prima che esplodesse in particolare, è stato ciò che mi ha portato lì: un rumore assordante.  And they spun a web for me                                                                                                                              

2月13日

l'invidia

l'invidia è la forma più profonda di ammirazione...e un sorriso stentato è il riflesso di quello che succede fuori, quando le vostre emozioni stupende mi sfiorano(in fondo sono anche contento per voi).
non posso provarle perchè non mi appartengono. posso solo invidiarvele
11月16日

tanto rumore per nulla(louder than voice)

non so se troverò mai uno stereo adatto.
ho un orecchio fine da musicista mancato e adibire un'intera stanza alla musica è stata una delle prime cose che ho fatto da quando sono indipendente. eppure non riesco a trovare uno stereo adatto. per il primo periodo ho cambiato uno stereo al mese...sempre più watt, sempre più soldi, sempre insoddisfatto. ho fatto grandi passi in avanti quando sono passato agli impianti surround, la sensazione di essere avvolto e circondato dalla musica è grandiosa. e infatti è un pò di tempo  uno stereo mi dura quasi tre mesi.
c'è sempre qualcosa che manca e non è il design, nè la pulizia del suono: è il volume. non trovo mai il volume sufficiente. non sono un incivile, cosa credete! ho fatto insonorizzare questa famosa stanza della musica. basta collegare telefono, citofono e campanello della porta a dei led per non rimanere isolati. e inoltre,cosa assai strana, non sono nemmeno diventato sordo. mi sono fatto visitare accuratamente da un otorino prima di intraprendere questa ricerca, per sapere se potevo resistere a tanto suono, e ho scoperto di avere dei timpani a prova di bomba. sto cominciando a pensare agli impianti dei concerti e ho già contattato diverse marche per soluzioni personalizzate. sono un pò scettico riguardo alla prima soluzione perchè avrei bisogno di uno spazio più grande (la mia stanza della musica ideale infatti è un cinema in cui sono stato tanti anni fa con la mia ragazza). mentre quello che le imprese produttrici intendono per "soluzione personalizzata" è solo un modo raffinato e composto per dire "più costoso".
perchè faccio questo? oh, siete arrivati qui, allora vi interessa...
anche quando lo stereo ha una pulizia del suono invidiabile e una distribuzione dello stesso pressappoco perfetta, quello che conta come ho già detto prima è il volume. io alzo il volume al limite dell' impianto per non bruciare subito le casse e ascolto al centro della stanza in religioso silenzio.
ad un certo punto prendo uno o due respiri profondi, riempio i polmoni d'aria, apro un pò la bocca e allargo le braccia in procinto di urlare, respiro ancora più a fondo pronto ad esplodere questo urlo; lascio  che lo scoppio dell'aria sfiori le corde vocali senza ancora emettere un suono giusto per avere l'idea della portata dello stesso.
e poi spengo lo stereo, per cominciare a smontarlo, so di per certo che il mio urlo sovrasterebbe la musica e lo tengo per me. e il giorno dopo sto già cercando un altro impianto.
quando sarò sicuro, urlerò. la mia voce sarà silenzio in mezzo alla musica.
e io avrò trovato il mio stereo.
5月4日

approposito della spagna

 guernica
 
sei in un lungo corridoio illuminato.
tra le pareti scorgi Pablo e scopri che il tempo e il suo scorrere si possono racchiudere in singole immagini. Il movimento può diventare statico e immobile.
ai lati si succedono teste di cavallo, volti straziati...
poi arrivi, e un' esplosione ti travolge.
non è esplosa. sta esplodendo e tu ammiri in questa immobile turbolenza la distruzione in una casa. senti il rombo, il fragore della detonazione. sei là in mezzo e guardi da vicino le teste mozzate e il braccio armato, solo, per terra. ti squarcia l'orecchio l'urlo della madre che ti stringe il figlio morto. il nero e il grigio sono lì da soli contro il tuo sguardo e la tua mente impauriti.
cedi.
ti appoggi a un muro, perchè le tue gambe- che hanno iniziato a tremare poco dopo che la tua bocca si è spalancata stupita -non sono più in grado di reggerti.atterrito di fronte a tanta maestosa sofferenza smetti di respirare...
dura ancora, egli ha fermato una sequenza in quel quadro, ve l'ha arrotolata dentro. ma il tempo l'ha fermato un altra volta, infinite volte. potresti morire di vecchiaia di fronte a guernica! potresti finire lì il tuo tempo, appoggiato a un muro con la bocca spalancata, le gambe molli e il respiro mozzo come le teste sulla tela. pablo ha fermato il tuo tempo
 
4月21日

Profetica-mente

qualcuno di voi conosce il significato del termine fantastigrafico?
rispondo io per tutti: no. perchè è una parola che ho inventato io qualche tempo fa.
fantastigrafico è un aggettivo che si riferisce ai miei racconti e a parte degli altri miei scritti di altro genere.ho coniato questo termine in quanto unione di autobiografico e fantastico. infatti i miei racconti non sono autobiografici ma nemmeno tanto campati per aria..diciamo che a volte scrivo io il finale che vorrei riguardo ad una vicenda.
ultimamente però c'è una persona che sta sorvolando i miei sogni migliori e anche le improbabili fantasticherie dei miei racconti...
chi l'avrebbe mai detto infatti che la mia fantastigrafia si tramutasse in profezia e che uno scritto datato diciotto novembre duemila tre diventasse una sorta di cronaca di questo mio amore?
ho descritto con due anni di anticipo quasi precisi...e quasi precisamente, quello che è accaduto dal 13 novembre prima, 17 novembre poi , e dal 21 novembre(no, questo intervento non è qui a caso, bravissimi) fino a oggi.
5 mesi..5 mesi stupendi e 152 giorni davvero diversi, travolti dalle onde di un mare azzurro con sfumature gialle e verdi.
ma quasi dimenticavo di farvi leggere la mia profezia...avete solo la data e sapete che si è avverata. lei si chiama the tourist e la metto qui sotto
 
the tourist
 
cercando la strada che porta al tuo cuore sono passato per i tuoi occhi e...mi sono perso
è bello perdersi!
si, ma volevo il tuo cuore e ho preso le curve delle tue labbra,
le ho calcate con le mie; ma mi sono di nuovo perso...
è bello perdersi!
si, ma volevo il tuo cuore e le mie mani hanno perso spiegazioni per la strada alle tuealle tue.
si sono trovate benissimo insieme, non posso più contare su di loro e...mi sono perso un altra volta
è bello perdersi!
si, ma voglio il tuo cuore e così si è fatto sentire il mio di cuore, che conosce tutte le strade per arrivare ai suoi simili. con queste parole mi ha suggerito la strada più semplice, mi ha detto di dirti "ti amo".
e così ho fatto.
ho trovato la strada, è bello poter mettere in pace il mio cuore nel tuo, che adesso è la mia casa...
ma in tutto questo tempo ho imparato viaggiare e ho scoperto che amarti è anche perdersi in te.
ho scoperto che è dolce non sapere che fare tra i tuoi occhi, tra le tue labbra, tra le tue mani.
così viaggiare in te( in Noi) è bello quanto sapere che so tornare a casa
10月23日

vi spiego perchè preferisco la prosa

credo solo il passaggio dell'uragano katrina sarebbe stato un momento più azzeccato per portare alla vostra attenzione queste mie parole...quello che sto per scrivere è infatti connesso con la "tempesta multicellulare"(tante piccole tempeste unite in una per più di mille fulmini al minuto e 250 litri d'acqua al metro quadro).
questa tempesta ha rischiato di farmi rimanere a casa, ma invece in centro è stata un'incredibile rimpatriata non organizzata con i compagni del liceo( ben 14 elementi su 24) e poi tante risate..
cmq questa cosa che ho scritto l'avevo messa sul mio vecchio blog e oggi ve la ripropongo..
 
 
5 aprile riflessioni di un giorno di pioggia


Oggi sta diluviando e dalla mia finestra assisto a uno spettacolo che di primaverile ha solo la data…
Mamma mia come piove….
Abbiamo un rapporto particolare io e la pioggia, mi ricorda tante cose.
Mi ricorda l’ Inghilterra… quando all’improvviso iniziava a piovere fortissimo e avevi due sole scelte: correre al riparo o goderti lo spettacolo.
Mi ricorda l’ Irlanda quando pioveva… ma a dire il vero lì faceva più notizia quando non pioveva…
La pioggia mi sa di battaglia, ha quell’atmosfera grave e drammatica di una scena importante.
Tutti i confronti, le discussioni importanti, le dichiarazioni, le domande.. li avrei girati volentieri sotto la pioggia in un ipotetico film della mia vita.
Battaglie sportive...le partite più epiche sono quelle giocate sotto la pioggia…sì tecnica e tattica sono importanti….. ma sotto la pioggia ci sono solo la forza, il cuore, la voglia e la determinazione…che tu abbia i piedi buoni o no conta fino a un certo punto
Non ne ho per niente paura, ne sono anzi affascinato…
da una parte ti mette la tristezza.. ti invoglia a pensare a tutto ciò che non va nella tua vita, ti spinge sotto le coperte a guardare con aria malinconica lei che cade….non ti mette per niente il buon umore, ma quel sapore dolce amaro che hanno solo i ricordi..
Però dall’altra ogni volta che diluvia ho una voglia tremenda di uscire fuori e darmi alla pioggia…di bagnarmi fino all’osso ; sperando che lavi via tutti i miei sbagli, che pulisca e disinfetti tutte le ferite…trasformandole in
splendide cicatrici…è l’unico momento in cui non devo sforzarmi per fare uscire le lacrime… perchè in mezzo a tanta acqua non servono proprio a niente
E sempre dall’altra parte è matematica che dopo la pioggia viene il sole…perché le nuvole non stanno mai sullo stesso posto, come il dolore più o meno…e il sole, misto all’inconfondibile odore della terra bagnata (alzi al mano chi come me adora quest’odore...), ti da la voglia di ricominciare…..con le lacrime ancora fresche…..ancora umido di malinconia...con quel sorriso che possiede solo chi ha appena capito che ha finito di piangere e che sta per ripartire… perché ha capito che non si può fermare, nemmeno stavolta…
 
 
10月19日

per la prima (e ultima?) volta

è la prima volta che scrivo qualcosa di mio in questo spazio...il mio vecchio blog ne è pieno, ma lì ero ossim0ro...un tale di catania che scriveva i suoi cazzi per i passanti di una community
qui è diverso...siete persone che incontro tutti i giorni(chi più chi meno...) che comunque conosco...potreste sapere perfettamente a chi e a cosa mi riferisco , insomma un pò mi affrunto... però il link ve lo lascio...magari ci fate un clic per vedere, lì ci sono quasi tutte. e ci sono anche un sacco di citazioni per me fondamentali che però non so come amalgamare con l'impostazione di questo blog
poi non è che io sia così velato...io sono per la prosa. infatti cioè che scombino avrebbe un perfetto senso compiuto scritto ordinatamente come sto scrivendo adesso.però c'è stato un momento nel quale per sfogarmi scrivevo in questo modo..
e tra le tante cose, i tanti sfoghi..questo è il più velato, fotografia (ecco forse perchè li rileggo con piacere, perchè sono come delle istantanee del mio casino interiore..un pò come questo labirinto di parentesi e di virgolette)di un brutto momento, di brutti pensieri.ma soprattutto -si spera- di paranoie, che in termine più colloquiale vengono chiamate "seghe mentali" e con le quali ogni tanto rovino la mia testa..
qualcuno dalla buona memoria e in grado di leggere tra le righe capirà a cosa mi riferivo. quanto meno potrebbe....
io mò la metto qui.è la prima e probabilmente l'ultima..potrebbe arrivare il giorno in cui non saprò cosa scrivere(anche se lo vedo molto lontano e improbabile....perchè ho una mezza dozzina di argomenti praticamente pronti)e allora, ne metterò un altra...
dimenticavo...questo è il mio ventesimo post..da ora in poi spariranno dalla home page i pezzi più vecchi....magari i primi sono perdibili, ma vi avvertirò quando c'è qualcosa da guardare a fondo pagina prima che questa sparisca...il pezzo! scusate lo avevo scordato..buona notte e buona lettura!

 

 

Paranoia (coincidentia oppositorum)

 

Gli oggetti che sembrano fermi in

Realtà si muovono. Il tuo rifugio più

Sicuro è in verità una trappola.

Il tuo appoggio più stabile in questa

Strana scalata è in realtà la

Lama più tagliente, pronta a recidere

Le arterie che portano il sangue al tuo cuore

Pronta a distruggere le certezze più vere

Il tuo volto sorride e scherzano le tue parole

Ma dentro c’è un mare che spinge per inondare il mondo

Di lacrime

 

 

21/03/04