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daniel's - io sono qui, ma anche altrove"scrivere, ho scritto tanto. ma scrivere è una forma sofisticata di silenzio (Alessandro baricco) 11月23日 A memoria (BY Heart) come ho detto qualche tempo fa, ci si può ritrovare in una canzone e allo stesso modo nel pezzo di un libro. numeri, statistiche, probabilità, e la natura del formato- l'intento spesso comune che hanno questi due mezzi d'espressione- ecco le numerose cause di questo fenomeno. un libro, un racconto e una canzone..si può viaggiare da uno all'altro sintetizzando o espandendo le ispirazioni generatrici. esaurito il discorso da maestrino, tolgo gli occhiali e l'aria saccente e vi racconto come qualche giorno fa mi sono trovato improvvisamente nelle parole di un personaggio de "il giorno in più" di fabio volo. è una sensazione frequente leggendo i suoi libri, ma penso più per la mancanza di concetti molto specifici, lui è bravo a dire cose che bene o male pensiamo tutti, o quasi. ad ogni modo mentre questo personaggio (michela, la zita del protagonista) parlava, io leggevo quelle che erano le mie parole. perchè io le ho dette in una situazione reale e distante dalle pagine di un romanzo, anche se forse è stato un momento della mia vita che assomigliava fin troppo a un libro di un autore di oslo, anche se nell'episodio specifico non ho avuto molto tempo per studiare perchè ad un certo punto ho cominciato a sfogliare una serie abbastanza lunga di pagine bianche e poi direttamente ho perso il libro(sono proprio bravo con le metafore..) il discorso in sè è parecchio lungo, quindi smetto di ciarlare e lo condivido(mi permetto di sottolineare le parti più interessanti) una volta che non sono stato l'unico ad avere un'idea tanto balzana. "-è che c'è di bello nella coppia, scusa? -la complicità, il senso di appartenenza. a me, per esempio, piace conoscere una persona a memoria. - come ti piace consocere una persona a memoria? e la routine? la monotonia?che cos'hanno di bello? no, non parlo di routine o di monotonia, ma di sapere a memoria una persona. non so come spiegartelo, è come quando studi le poesie a scuola, in quel senso intendo a memoria. - questa non l'ho capita - ma sì, dai, come una poesia. sai come si dice in inglese studiare a memoria? By heart, col cuore. - anche in francese si dice par coeur... - ecco, in questo senso intendo. conoscere una persona by heart, a memoria, significa, come quando ripeti una poesia, prendere anche un pò di quel ritmo che le appartiene. una poesia, come una persona, ha dei tempi suoi. per cui conoscere una persona a memoria significa sincronizzare i battiti del proprio cuore con i suoi, farsi penetrare dal suo ritmo. ecco, questo mi piace. mi piace stare con una persona intimamente perchè vuol dire correre il rischio di diventare leggermente diversi da sè stessi. alterarsi un pò. perchè non è essere sè stessi che mi affascina in un rapporto a due ma avere il coraggio di essere anche altro da sè. che poi è quel te stesso che non conoscerai mai. a me piace amare una persona e consocerla a memoria come una poeia, perchè come una poesia non la si può mai comprendere fino in fondo. infatti ho capito che amando non conoscerai altro che te stesso. il massimo che puoi capire dell'altro è il massimo che puoi capire di te stesso. per questo entrare intensamente in relazione con una persona è importante, perchè diventa un viaggio conoscitivo esitenziale(...)" (tratto da "il giorno in più" di Fabio Volo) 11月10日 quando scrivoQuesta sera mi sono trovato. Non so se l’espressione rende l’idea. Non in qualcosa, e non mi stavo esattamente cercando, ma eccomi qui, ritrovato. Non so bene quanto e se mi fossi davvero perso, so che però oggi sono, dopo non so quanto tempo, qui. Una sensazione che avevo dimenticato e che riproducevo sinteticamente con tonnellate di musica negli auricolari o dalle casse del mio stereo, una mancanza che ho stordito con tante ore di sonno in più e che è stata notata da una serie di malanni che mi convincono poco. Qualche tempo fa ho letto un libro in cui una persona molto più profonda, intelligente e acculturata di me affermava un concetto al quale io ero arrivato da un po’ per conto mio: il tempo non esiste. Magari a fine post vi riporto le parole esatte, che sono parecchio più belle del mio intervento di maggio a riguardo. Il personaggio del libro che ho letto scopre che il tempo non esiste, nei termini che noi siamo. E in questa voce del verbo essere è compreso il passato, il presente e i l futuro. In quella sensazione strana dell’esistere, del vivere, ci sono tutti i nostri errori, i nostri successi e i nostri fiaschi; e in quello che siamo oggi c’è un bel pezzo di ciò che saremo domani, o fra dieci anni. Il futuro è solo il fiorire di quello che già sta germogliando adesso. In un certo senso è già qui. Ed è questo il motivo per cui scrivo: per fotografare. Ogni tanto in mezzo a questo fluire piazzo un galleggiante, una bella istantanea di quello che mi attraversa, aspetto di sentire il bisogno, che qualcosa mi prenda con forza e mi chieda di essere fermata. A volte mi devo trattenere, rimandare a momenti più liberi la stesura di queste sensazioni, ben consapevole che poi quando il tempo libero arriva il grosso di quelle sensazioni è fuggito via. E cerco di bilanciare i sacrifici tra queste due vite. E il bello è che ogni tanto riesco lucidamente a guardare dietro, a leggere le anse del fiume tra le boe che ho seminato e a vedermi . e siccome appunto il tempo non esiste, vedendo dove sono stato a volte riesco a vedere le nuove anse, e cascate e rapide che devo affrontare. Riesco a notare gli argini e anche se non vedo distintamente il futuro è piacevole notare che il percorso assomiglia tanto una strada e che a qualunque velocità, ci si muove. È questo il mio migliore specchio, l’immagine dei miei diari- fotografie istantanee e davvero random della mia vita – o quella che cerco di dare con meno ritocchi, filtri e maschere possibili nelle lettere che ho scritto, in quelle che ho ricevuto, negli interventi seri e in quelli stupidi o euforici che faccio sul mio blog, nelle frasi che scrivo dei libri che mi piacciono. Io sono lì. E ogni tanto ho il piacere di vincere in questa improbabile e personalissima caccia al tesoro alla quale solo io posso partecipare
“ una volta gli chiese: “hai appreso anche tu quel segreto del fiume : che il tempo non esiste?”. Un chiaro riso si diffuse nel volto di Vasudeva. “ Sì, Siddharta”rispose. “ma è questo ciò che tu vuoi dire: che il fiume si trova ovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla fonte, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, dovunque in ogni istante, e che per lui non vi è che presente, neanche l’ombra del passato, neanche l’ombra dell’avvenire?” “Sì, questo” disse Siddharta. “ e quando l’ebbi appreso, allora considerai la mia vita, e vidi che è anche essa un fiume, vidi che soltanto ombre, ma nulla di reale, separano il ragazzo Siddharta dall’uomo Siddharta e dal vecchio Siddharta. Anche le precedenti incarnazioni di Siddharta non furono un passato, e la sua morte e il suo ritorno a Brahma non sono un avvenire. Nulla fu, nulla sarà: tutto è, tutto ha realtà e presenza” (tratto da “Siddharta”, di Hermann Hesse) 10月29日 una nota come una liana per non affondare nelle sabbie mobili(io come nick 2) Qualche anno fa scesi a catania per partecipare a un flash-mob in Piazza Università. Obiettivo: riempirci gli zaini di palloncini d'acqua per scaricarli sugli altri partecipanti, distinguibili dalla folla grazie a una maglietta con un bel bersaglio disegnato su. Una delle tre ragazze che accompagnavo quel giorno dimenticò il finestrino del passeggero abbassato, io chiusi la macchina senza farci caso e in pratica è come se l'avessi lasciata aperta. E quindi al ritorno tutti bagnati e divertiti trovammo una simpatica sorpresa... già perchè le ragazze avevano lasciato incustoditi zaini con portafogli e chiavi di casa e cellulari, ma lo sfacinnato di turno decise di prendere il mio oggetto di valore, ai tempi una delle cose più preziose che possedevo: il mio porta-cd. Costruire delle colonne sonore da viaggio è stata una delle prime cose che ho fatto quando ho preso la patente, molto prima di imparare a posteggiare bene a marcia indietro. E mi piaceva ordinare le vagonate di mp3 che tutti noi abbiamo nel computer in compilation di 16-18 tracce che avevano in comune il tono, l'atmosfera, il ritmo o semplicemente un particolare periodo della mia vita. Gli davo un titolo e ricordavo. Mi è sempre piaciuto questo genere di cose e andavo molto fiero di quel raccoglitore. Grazie a lui ero in grado di indirizzare il colore delle mie giornate, calmarmi quando c'erano i nervi e caricarmi o sfogarmi, se necessario.In macchina - ma questo lo sappiamo tutti - si pensa meglio; sarà il traffico, sarà il ripetere meccanico di gesti e di strade che rende la mente particolarmente ricettiva alla musica e dispone particolarmente bene le nostre corde per farle vibrare assieme alle note... mettiamola come meglio suona, ma che la musica che si ascolta in macchina è importante è un dato di fatto. La perdita, la dipartita per usare il termine migliore, di quei cd dei quali stupidamente non tenevo le tracklists è stata un duro colpo. Ancora oggi scarico canzoni e non le ho mica recuperate tutte! Ed è qui il nodo che oggi sciolgo. Perchè ci sono giorni in cui mi dispiace che forse non ricorderò più dei titoli e alcune le dimenticherò, e con esse tutto quel groviglio di ricordi che si impiglia a una canzone. In una triste metafora della vita a volte tutto mi sembra destinato a svanire, come le canzoni del mio vecchio raccoglitore. Ci sono centinaia di persone, posti, momenti, sapori, che non ho come ricordare, che non sono attaccati a nulla di materiale, nulla che le salvi dal dimenticatoio inevitabile delle connessioni neurali( per capire di che parlo andate a vedere quanto è facile perdere una sinapsi e quanti neuroni al giorno perde un uomo dopo i trentanni). Ci sono giorni che le cose che ho perso mi sembrano irrecuperabili come quelle tracklist, giorni in cui penso che, come non riuscirò mai a rifare il cd "estate'06" o "estate 2005", non riuscirò mai a recuperare questo o quel rapporto, l'amicizia con Tizio, l'amore di Sempronia, la stima e il rapporto che avevo con Caio. Sono quei momenti in cui non vorrei mai essermi graffiato, mai aver perso qualcosa o qualcuno per strada, momenti in cui tutte le cicatrici sembrano aperte e bagnate, prudono, e i vuoti - quelli che si sono fatti per strada e quelli che ci sono sempre stati e mai ho visto davvero pieni - incolmabili. Mai soddisfatto, mai appagato, mai sereno, fa paura questa metafora della mia vita come un continuo inseguimento, tentativo dichiarato fallito in partenza di recuperare tutte le canzoni che ho perso, i miei personali mulini a vento da sconfiggere con una semplice lancia di ricordi che non tornano, con il pensiero fisso a quelle canzoni che ancora non ho. Un vinto, ecco ciò che mi sento, improvvisamente scivolato in questo passo del libro di cormac mc carthy che ora vi riporto per farvi capire: "Ci si stanca Ed Tom. Tutto il tempo che passi a cercare di riprenderti quello che ti hanno portato via è soltanto tempo sprecato. Dopo un pò provi soltanto a metterci una pezza." Eppure una cosa che mi affascina è la coincidenza degli opposti, quanto vicini possono essere gli estremi e quanto la luce sia collegata all'ombra, la luna al sole (come cercherò di insegnare domani alla mia pelle) e quanto a volte ragionare agli antipodi, il più lontano possibile dal problema, sia il modo migliore per avvicinarsi alla soluzione (when I go forwards,you go backwards and somewhere we will meet cantavano i Radiohead). Il rovescio della medaglia si è presentato nel punto più deprimente di questo mio pessimismo, sotto la stessa forma dell'apice negativo dello stralcio tratto da "non è un paese per vecchi" ( il libro di Mc Carthy). C'è un libro di Nick Hornby che si chiama "31 canzoni" in cui a un certo punto lui dice "Un paio di volte all'anno mi faccio una cassetta da mettere in macchina, un nastro pieno di tutte le nuove canzoni che ho amato nel corso degli ultimi mesi. Ogni volta che ne completo una mi pare impossibile che potrà essercene un'altra. Ma c'è sempre, e non vedo l'ora che arrivi: basterebbe qualche altro centinaio di cose come questa per rendere la vita degna di essere vissuta" Io sottoscrivo con tutto me stesso quest'ultima frase. In fondo il furto mi ha dato l'occasione di fare altri cd, di spostare canzoni in altre colonne sonore che sempre verranno così come, finchè avrò coscienza, tutto continuerà a scorrere. A volte invece di pensare solamente a visualizzare il punto di arrivo è meglio guardare fuori dal finestrino il paesaggio che la strada ci offre. So che non avrò indietro tutte le canzoni così come so che non riuscirò mai a raccogliere tutta la musica che mi piace in un hard disk(figuriamoci in un lettore mp3), non riuscirò mai a comprare tutti i dischi che mi piacciono e ad ascoltare tutti quelli che meritano. Lo so. Ma questo vuol dire solo che ci sarà sempre musica nuova. La ricerca, per molte cose, è uno stile di vita che non comprende necessariamente il "trovare". é un viaggio, che ha la sua essenza nel gesto molto più che in una meta o in una direzione. 10月13日 da uno dei mei libri preferiti "Darrell, lui era uno di quelli che erano tornati. Aveva visto il ventre del mare, era stato qui, ma era tornato. Era un uomo caro al cielo, diceva la gente. Era sopravvissuto a due naufragi e, dicevano, la seconda volta aveva fatto più di tremila miglia, su una barca da nulla, per ritrovare terra. Giorni e giorni nel ventre del mare. E poi era tornato. Per questo la gente diceva: Darrell è saggio, Darrell ha visto, Darrell sa. Io passavo i giorni ad ascoltarlo parlare: ma del ventre del mare lui non mi disse mai nulla. Non gli andava di parlarne. Non gli piaceva nemmeno che la gente lo volesse sapiente e saggio. Soprattutto non sopportava che qualcuno potesse dire di lui che si era salvato. Abbassava la testa, e socchiudeva gli occhi, in un modo che era impossibile dimenticare. Lo guardavo, in quei momenti, e non riuscivo a dare un nome a ciò che leggevo sul suo volto, e che, sapevo, era il suo segreto. Mille volte, ho sfiorato quel nome. Qui, su questa zattera, nel ventre del mare, io l'ho trovato. E ora so che Darrell era un uomo sapiente e saggio. Un uomo che aveva visto. Ma, prima di ogni altra cosa, e nel profondo di ogni suo istante, lui era un uomo - inconsolabile. Questo mi ha insegnato il ventre del mare. Che chi ha visto la verità rimarrà per sempre inconsolabile. E davvero salvato è solo colui che non è mai stato in pericolo. Potrebbe anche arrivare una nave, adesso, all'orizzonte, e correre fin qui sulle onde, e arrivare un istante prima della morte e portarci via, e farci tornare, vivi, vivi: ma non sarebbe questo che, davvero, ci potrebbe salvare. anche se ritrovassimo mai una qualche terra, noi non saremmo mai più salvi. E quel che abbiamo visto rimarrà sempre nei nostri occhi, quel che abbiamo fatto rimarrà sempre nelle nostre mani, quel che abbiamo sentito resterà sempre nella nostra anima. E per sempre, noi che abbiamo conosciuto le cose vere, per sempre, noi figli dell'orrore, per sempre, noi reduci del ventre del mare, per sempre, noi saggi e sapienti, per sempre- saremo inconsolabili. Inconsolabili. Inconsolabili. (oceano mare- alessandro baricco) 10月5日 l'hotel da un milione di dollari
L’ordine è trattenersi e trattenere. Per evitare il caos. E tutto ciò che impariamo e a cui ci sottomettiamo ci viene imposto per provare a capire qualcosa, per provare a collegare con improbabili ponti artificiali isole lontanissime. Ci appiattisce, l’uno contro l’altro, per renderci simili, sperando che nessuno si accorga dell’illusione: L’illusione di poter comunicare davvero. ci suggerisce di togliere, di semplificare, di aiutare gli interpreti: ci snatura provando a renderci tutti uguali. E il guaio è che la maggior parte delle volte ci riesce. Ci incatena da subito e in continuazione, sperando che l’abitudine riesca a sopprimere il desiderio di leggerezza, sperando che a nessuno venga in testa di scoprire come si vive sentendo l’aria sulla pelle piuttosto che centinaia di anelli di ferro. E se qualcuno si sgancia, se qualcuno davvero viene vinto dalla curiosità, lo lascia andare e avvolge gli altri con un altro giro di catene: la derisione. “ridete delle isole sperdute”, soffia piano nel nostro orecchio l’ordine: e noi ignari o ciechi della nostra vera natura gli diamo ascolto perché i ponti hanno coperto le nostre spiagge. “lasciatele sole, che sole vogliono stare”, incalza l’ordine. E lo sussurra sperando che nessuno si accorga che soli lo siamo tutti, uno per uno, e che nessuno ascolti chi svela la nostra natura. 9月18日 come una profezia Provo a difendermi Difendermi da me Senza nascondermi Difendermi da me Non so se riuscirò ma sono tutto quel che ho Provo a difendermi Ma il vento è troppo forte Provo a difendermi Rinforzo le mie porte Al coperto e tra le mura Preparo un'altra serratura Difendermi... Difendermi... Provo a difendermi Difendermi da solo Io non possiedo armi Pero in compenso volo Un' ultima stazione E' la tua benedizione... Io volo sopra I campanili e sopra le città Invento nuove forme in cielo E all'improvviso contro il sole io andrò Piano...piano...piano Io scomparirò Davvero Provo a difendermi Difendermi da chi Inutile suonare Non abito piu qui Nessun indizio... Niente Sto diventando trasparente Difendermi... Difendermi... Io volo sopra I campi in fiore e sopra le città Invento nuove forme in cielo E all'improvviso contro il sole io andrò Piano...piano...piano Io scomparirò Davvero 9月10日 28 kili circa più leggero questa è una cosa che Amo, con la A maiuscola, anzi con la M o la O. io AMO i momenti come questo. " corsi e ricorsi si potrebbe dire: il mese è lo stesso, l'anno ha una cifra in più, ed è sempre un diritto a finire sul mio libretto, questa volta il diritto pubblico. anche questa volta il voto non ha importanza, anche questa volta dietro a questa materia c'è tutta una storia (devo togliere anche il tributario e chiudere il mio travagliato rapporto coi diritti), anche questa volta dietro alla scritta "istituzioni di diritto pubblico", al numero dei cfu e alla firma della professoressa c'è una liberazione. dagli ultimi 5 mesi, di cui salvo solo le due settimane continuative di lavoro con la quale (tra le altre cose) andrò a dicembre in quel di Torino a vedere i muse. da questa estate che non è mai davvero arrivata. da questa commissione, incubo di tanti miei colleghi. e da tutta una serie di cose che non sto qui a raccontare stavolta, che non posso dimenticare(come tutte le cose), ma alle quali posso non pensare...più. un passo più avanti, un passo più libero. una passo oltre, un oltre che non si riferisce solo alle 600 e passa pagine. riuscirà il nostro eroe a liberarsi della parte giurisprudenziale del suo corso di laurea? lo sapremo nelle prossime puntate, appuntamento a fine mese: STAY TUNED! 9月3日 acquario al contrarioAlla decima volta che dopo aver letto la stessa frase continuava a stentare a capirne il senso Ruggero cominciò a sentire un lieve rumore di fondo e pensò che forse era arrivata l’ora di fare una pausa. Uno sguardo allo schermo del cellulare gli fece notare che era anche ora di cena fornendo al break un valido alibi. Sistemò i libri, accese il lettore mp3 e uscì. L’ottanta per cento dei suoi conoscenti avrebbe preso un mezzo per andare dove lui aveva scelto di mangiare, ma lui preferiva camminare; quella zona del centro l’aveva percorsa così tante volte a piedi che andare in un posto piuttosto che in un altro per lui era lo stesso, distasse cinque, dieci o trenta minuti. Quattro canzoni dopo, kebab in una mano, coca cola nell’altra, auricolari, abbigliamento sportivo e sguardo curioso: Ruggero era un turista senza macchina fotografica nel centro della sua città. È bello immergersi nella gente e nel mondo e osservare il suo scorrere. Guardava le luci, le strade, le vetrine, le facce della gente, come se il fluire della realtà circostante potesse far riprendere il corso dei suoi pensieri impantanati nello studio. Le cuffie e la musica riducevano a un brusio poco distinguibile il rumore di fuori e così era come un documentario, come la parte di un film con tanto di colonna sonora. Era come se una pellicola sottile e trasparente lo tenesse fuori dalla realtà, come trovarsi in una boccia di vetro con il piccolo particolare che l’acquario è tutto ciò che è al di fuori. Esattamente questo pensiero e un boccone particolarmente buono di kebab lo fecero sorridere. Durante queste passeggiate sorrideva sempre ai bambini e ai turisti in una sorta di solidarietà fra colleghi, ma quello era un sorriso diverso: un’idea. Intanto, in mano gli era rimasto solo un pezzo di carta e la coca cola volgeva anche lei al termine, così rivolse i suoi passi al luogo di partenza per riprendere a studiare una volta terminata l’evasione e tornando lo stesso sorriso fu riacceso da un ricordo, più o meno collegato col luogo dal quale passava in quel momento ma discretamente astratto dal contesto. L’idea, invece, era lì, bella e compiuta: “il mio sorriso è prezioso”, recitava fiera. Scoprì i denti appena, riflettendo su queste cinque parole e sul valore di quella curva con la pancia rivolta verso il basso che è un sorriso, su tutte le sfumature e i significati possibili di questo gesto meraviglioso, a prescindere da cosa gli sta dietro: dalla spensieratezza dei sorrisi più facili e frizzanti alla gioia di quelli più veri, alla forza direttamente proporzionale all’amarezza di quelli che sono i sorrisi più difficili da esibire. “il mio sorriso è prezioso”… Ruggero si trovò a sussurrare la sua piccola rivelazione e si accorse che forse non l’aveva tanto sussurrato visto che l’anziana signora appena superata gli gridò dietro le spalle un “auguri!” divertito. Senza accorgersene, cambiò passo e senza farci troppo caso( “se io non ascolto fuori non vedo perché lui dovrebbe far caso a me”) si ritrovò a cantare. Non contò le persone che si girarono al suo passaggio durante le due canzoni che ascoltò tornando all’aula studio- molti meno di quelli che pensate, la gente si fa per lo più i cazzi suoi- ma fece caso al fatto che l’ultima finì esattamente davanti all’ingresso, così che togliere le cuffie e spegnere il lettore fu proprio come uscire dalla sfera di vetro e rientrare nell’acquario. 01/09/09 8月28日 stracciLa verità è che vorremmo essere tutti lisci e impermeabili. Poter lasciar scivolare tutto come acqua sporca e poter lavar via i colori che ci hanno cambiato la vita una volta che, secchi, diventano appiccicosi e smettono di farci star bene. Vorremmo essere duri e infrangibili, in grado di resistere agli urti più tremendi senza scalfiture, ghiaccio polare artico in grado al massimo di gocciolare un po’ d’acqua come lacrime. È il classico discorso da botte piena e moglie ubriaca, perché magari in tutto questo vorremmo pure essere sensibili… C’è chi ci riesce, chi va come un tir per la sua strada, apparentemente inarrestabile e intoccabile. Anzitutto sottolineamo il termine “apparentemente” e in secondo luogo stiamo parlando di morti. Di gente spezzata dalla vita che magari non sente i suoni perché un esplosione gli ha perforato i timpani o che non distingue le superfici a causa di bruciature ustioni troppo gravi. C’è gente che si è rotta per strada e altra che forse è nata così. E non potendo essere triste non riuscirà mai a essere felice. Solo ed esclusivamente se sai guardare sotto, o se ci sei stato lì sotto, puoi davvero salire e renderti davvero conto di quanta aria c’è tra i tuoi piedi e il terreno. Altrimenti è solo un galleggiare inconsapevole, stolido. È una gioia evanescente per nulla in grado di pentrare nella tua carne. Noi siamo stracci, pronti a impregnarci di tutto quello che incontriamo, consapevoli che nemmeno una strizzata e una passata sotto l’acqua riusciranno a farci tornare come nuovi. Siamo ferite aperte, pelli di cicatrici, ossa lineate e forgiate dagli urti. Nel nostro sangue scorre il nostro passato, e correndo per questa pazza vita goccioliamo e traspiriamo con un odore e un sapore sempre diversi. Siamo fogli di carta bianchi che dopo qualche giro sono pieni di segni e di cancellature, di strappi (alcuni sistemati alla meno peggio con colla e scotch e altri lasciati così), di poemi tagliati dopo anni con un netto colpo di penna o semplicemente lasciati incompiuti nel bel mezzo di una frase del finale, stropicciati e accartocciati, spiegazzati da tutte le volte che qualcuno ci ha preso in mano per leggerci, studiarci, provare a impararci a memoria o semplicemente ridere di noi, piegati agli angoli come le lettere d’amore lette e rilette un milione di volte. Siamo muscoli sviluppati dal compiere la stessa azione, alcuni allenati, altri strappati dall’aver chiesto troppo o troppo all’improvviso, altri ancora atrofizzati, dimenticati. Si fa presto a dire di essere andati avanti e a comportarsi come se davvero fosse così. È così, senza dubbio. Ma in ogni orma che lasceremo ci sarà traccia di tutte quelle che l’hanno preceduta. Un giorno dal nulla un oggetto inutile o una frase ci porteranno a mesi, anni, miglia di distanza da dove siamo non a ri cordare ma a ri vivere un momento. In perfetta coerenza con l’aver superato una storia, una persona, o una cosa. Il passato, per quanto passato, ritornerà. Perché è sempre dentro di noi. Per sempre Perché tutto e tutti lasciano una traccia così come noi portiamo tutto il fango delle nostre diverse battaglie combattute e qualsiasi cosa tocchiamo resta puntualmente macchiata dal sangue che abbiamo sulle mani. Io non ho paura di quello che si può leggere nelle mie parole e nelle mie azioni. Basta non confondere le mie intenzioni dai segni che oramai fanno parte di me. 8月24日 con tattoUno dei modi più semplici, immediati, ma soprattutto efficaci per impazzire è fissarsi. Focalizzare la propria attenzione in un punto preciso piuttosto che mantenere una superficiale inquadratura panoramica sul mondo. Bloccarsi su un particolare invece di abbandonarsi al placido, inesorabile, rassicurante scorrere della vita; continuando a navigarci sopra senza chiedersi mai quanti metri ci sono sotto. Oggi mi ha folgorato improvvisamente una parola, o meglio: una parola che ne compone un’altra. Avete mai pensato che nel termine “contatto” c’è già dentro la parola tatto? Detto così sembra uno stupido gioco di parole, ma non riesco a scappare dall’idea che ci sia un motivo, che non sia un caso. Se penso al senso del tatto vado subito a “city of angels”, quel film in cui nicholas cage è un angelo, e mi ricordo che gli angeli non avevano tatto e che questa cosa(nello specifico del personaggio Seth anche una cotta per meg ryan) li tentava ad abbandonare la loro perfezione angelica per mischiarsi con questa stupida razza. Sentire, avete idea di che cosa sto parlando? Sentire. Ma non colpi al cuore o chissà quali emozioni, niente di melodrammatico o artefatto come un sentimento. Parlo dell’esperienza sensoriale, sentire, to feel. Parlo di cose che puoi vedere, ascoltare, assaggiare, annusare, toccare. adatto il linguaggio che useremmo per un oggetto qualsiasi, per cercare di spiegare cos’è un contatto tra le persone. Attraverso i sensi interpretiamo la realtà che ci circonda e ce ne sentiamo parte, tutto ciò che non riusciamo a percepire semplicemente non c’è, non esiste. se una cosa non passa attraverso ai miei sensi io non riesco a individuarla, a collocarla ad evitarla, mi passa attraverso e nemmeno me ne accorgo. E per le persone il discorso è ancora più particolare. La realtà di tutti i giorni fa scontrare i nostri sensi con migliaia di nostri simili ma il contatto vero è proprio è un esperienza molto più piena sotto tutti gli aspetti, è il caso di dirlo, in tutti i sensi. Stabilire un contatto con una persona è guardarla piuttosto che semplicemente vederla, è fare caso al suo odore, riconoscere i suoi suoni (non solo la voce, ma anche i passi, il respiro e un milione di altre cose), imparare un sapore diverso e una serie illimitata di esperienze sinestetiche che per chi non lo sapesse sono quelle che coinvolgono più sensi, esempio facile: un bacio che non è mai un sapore o un odore ma le due cose indissolubilmente legate assieme. ma soprattutto stabilire un contatto è toccare e farsi toccare. Non fate i maiali, non parlo di quello. Quante sono le persone che davvero ci toccano? Che sono in grado di scalfire dietro la superficie, di spostarci, di tirarci a sé, di darci sollievo così come di prudere fastidiose? quante sono le persone in grado di non scivolarci addosso come la stragrande maggioranza della popolazione mondiale? No, non sono metafore le mie, ma non prendetemi nemmeno troppo alla lettera. Il contatto tra due persone è un’esperienza straordinariamente tattile. La pelle d’oca, il tremare non sono solo impressioni lasciateci da film e libri commerciali e da una civiltà dell’happy ending. chi di voi non ha sentito qualcosa di fisico e reale due centimetri prima di un bacio? Quell’indicibile sensazione che fanno due pelli a contatto, a contatto. Che non è per nulla scontata e inevitabile ma rigorosamente selettiva. Quante mani avete stretto nella vostra vita e quante volte avete sentito davvero qualcosa? Quante volte sfiorare, non intendo toccare appena, ma non toccare appena ha dipinto la fisicità di un momento molto più di una stretta forte e disperata? Tocchiamo un milione di cose al giorno e di alcune nemmeno ce ne accorgiamo, sono come vestiti o aria sulla pelle che non devi avvertire per forza tutto il tempo. Solo alcune cose toccano noi. E non per sempre. Questo è il contatto, è una cosa che sentiamo ma che anzitutto ci fa sentire di esistere, di essere veri. Conoscere una persona è iniziare a toccarla, avvicinarla e stabilire un rapporto è sentire per la prima volta, la seconda e così via, è scoprire di avere una pelle e che c’è qualcosa di tangibile che per spostare devi fare forza. E ti stupisci perché magari è una persona che hai avuto sempre sottomano ma mai tra le mani davvero. Ed è come se apparisse dal nulla, la prima volta che la senti, la prima volta che la guardi e le successive in cui un contatto non è più conoscere il mondo fuori ma sentirlo. Analogamente succede anche l’opposto. e le stesse cose che il giorno prima sentivi svaniscono. Ed è un’esperienza scomoda. Immaginate di allungare la mano per tirare la manica e di andare a vuoto, letteralmente a vuoto, di provare allora a parlare e di non essere sentiti, di provare a tirare da una spalla e trapassarla, di provare a girare con due dita il suo mento e passarci attraverso. Sei diventato un fantasma a quel punto? O è questa persona che è svanita e con lei tutta una serie di cose che avresti giurato fossero corporee, tangibili. Hai perso il con-tatto, ti presento il rovescio della medaglia. Sembra di essere un fantasma e quella che dovrebbe essere una non esperienza, non toccare più qualcosa, diventa invece una esperienza dolorosa e insopportabile. E ti bruciano le mani e con loro tutto ciò che è in grado di sentire perché per un istante perdi il con tatto con tutto, ti è mancata una cosa che eri sicuro di avere tra le mani e preso dal panico cominci a dubitare di tutte le altre esperienze. Ma è solo paura. Se una cosa perde consistenza non smette di esistere il resto del mondo. La sua evanescenza non fa svanire anche te e le cose che ti circondano, è solo un attacco di panico. Se sei riuscito a toccare un fantasma, se una delle tue sensazioni non era altro che uno spettro, non sei costretto a svanire. Diceva un cieco di un libro di cormac mc carthy “si el mundo es ilusion la perdida del mundo es ilusion tambièn” non penso sia difficile da tradurre. E questo rischierebbe di minare le fondamenta del mio castello di carte, ma non è così. Se due mondi, così come l’hanno trovato, perdono contatto e tornano estranei, alieni, questo non vuol dire che presi da soli ( e insieme per un determinato periodo temporale) non esistano. O non siano mai esistiti. 17/08/09 8月17日 il saggio del professor kilroy "permettetemi di accompagnarvi in questa riflessione" iniziava così, in un'altra vita in cui andavo a messa, ogni singola omelia un prete molto bravo di una chiesa vicino allo stadio... permettetemi quindi di accompagnarvi in questa riflessione suscitata in me da un capitolo di un libro di baricco, "city", che ovviamente vi consiglio di leggere. il discorso è molto più chiaro nel capitolo intero ma credo che leggendo già solo questa simpatica teoria ci sarà tanto da pensare. eccovi quindi questo piccolo trattato Saggio sull'onestà intellettuale, di mondrian kilroy, tratto dal libro "city" di Alessandro Baricco tesi n.1 gli uomini hanno idee tesi n.2 gli uomini esprimono idee tesi n.3 gli uomini esprimono idee che non sono lorotesi n.4 le idee, una volta espresse e dunque sottoposte alla pressione di un pubblico,diventano oggetti artificiali privi di un reale rapporto con la loro origine. gli uomini le affilano con tale ingegno da renderle micidiali. col tempo scoprono di poterle usare come le armi. non ci pensano su un attimo. e sparano. tesi n.5 gli uomini usano le idee come armi e in questo gesto se ne allontanano per sempre tesi n.6 l'onestà intellettuale è un ossimoro postilla un'altra vita,saremo onesti. saremo capaci di tacere dopo aver letto questi brevi sei punti, e soprattutto la postilla, ora provate a guardare a tutte le discussioni che avete affrontato fin'ora e ditemi se non notate quanto ci prende questa teoria...quanto alle volte uno non discute solo per l'atto in sè di imporsi 8月7日 il terzo fattore(un modo produttivo per sfruttare il tremore alle mani) come in molte cose, non sono nè carne nè pesce. non sono un disordinato per antonomasia, uno di quelli autentici e in grado di campare una vita in mezzo al loro caos, e ogni tanto devo mettere ordine. nella mia stanza, molto raramente, e nella mia vita, ora: quando le cose per un solo secondo smettono di turbinare in una spessa coltre e finalmente le puoi vedere, allora le devi fermare, cogliere l'attimo e fare una bella fotografia per non perdere la lezione; perchè molte certezze e molti concetti non stanno che qualche giorno o qualche ora, come le ispirazioni, e quindi se le fermi più avanti te le potrai ricordare. anche se quando tutto si ferma hai la nausea e le vertigini come se fossi appena sceso da una giostra in quel momento il mondo è molto più nitido di quando ci sei sopra. in questo periodo ho fronteggiato una tematica cruciale dell'esistenza di tutti: il compromesso. rifletteteci bene, dalla mattina alla sera non facciamo altro che cercare compromessi, punti di incontro, per adattare i nostri spigoli a quelli del mondo e degli altri. tu puoi andare dritto e sicuro per la tua strada ma il compromesso è l'unico modo che hai per interagire. e da lì mi sono spostato sulla mia situazione e sul ragionare in sè. io credo che le persone ragionano e agiscono in base agli stimoli provenienti da tre direzioni. le donne spesso lamentano che gli uomini ragionino solo con l'uccello, che è senza dubbio uno dei tre, e che effettivamente è in grado di suggerire una serie concatenata di azioni. per quanto mi riguarda sono in grado di controllare abbastanza bene questo tipo di stimoli e di sapermi lasciare andare segue la testa, la ragione chiamiamola: e lì c'è chi ne usa di più e chi ne usa di meno, chi ha degli schemi veramente strani, o veramente stupidi o inutilmente complicati. è assai probabile che io appartenga a quest ultima categoria, ma in realtà io con la testa vedo abbastanza bene. gli ultimi eventi li ho capiti e li ho visti, in anticipo, mentre si sviluppavano e mentre si evolvevano fino a svanire. io li ho capiti proprio bene. e in teoria io qualche tempo fa sapevo esattamente cosa fare."dani dovresti fare così e cosà... aspetta... stai calmo" e io "lo so bene, hai perfettamente ragione tu"(a chiunque mi abbia parlato) e poi facevo l'opposto. ho visto il mio posto e le mie reazioni, la mia posizione, il da farsi; ma non l'ho fatto. non ci sono riuscito. nonostante avessi capito benissimo fin da subito non ci sono riuscito. a fare quella che sapevo fosse la cosa giusta,ad agire come avrei dovuto. perchè sebbene abbia dei meccanismi parecchio complessi so che sono efficienti e tenere la testa sempre attaccata è un mio pregio, anche se a volte mi rallenta. il fatto è che c'è un terzo fattore, l'avevo detto prima..e questo terzo fattore riesce a disattivare completamente il mio raziocinio, a farmi scappare le situazioni di mano, a farmi perdere il controllo e a farmi fare una lunga serie di quelle che io sono il primo a chiamare col loro nome: cazzate. riesce però, quando le cose vanno bene, a farmi vivere. c'è un terzo fattore, abbiamo l'istinto, la ragione e il terzo: il sentire. metaforicamente individuato nel cuore da un punto di vista geografico-anatomico. ma mi permetto di dissentire. non è il cuore. il cuore è una specie di luogo dove ciò che ti tocca si manifesta, che sia l'Amore o l'odio migliore che tu riesci a produrre, quello più nero, denso e tossico, velenoso. il cuore è come uno schermo dove tu puoi guardare cosa ti succede ma le immagini si producono da un' altra parte. il motore del terzo fattore è una questione di Pancia, un istinto più selvaggio e primitivo di quello sessuale, più incontrollabile. capace di aprirti al mondo,alla vita e all'agire con la fame di un naufrago appena recuperato e allo stesso identico modo capace di chiuderti completamente all'esterno come quando solo guardare o parlare di cibo ti disgusta. e quando lo stomaco si chiude, che siano farfalle d'amore, nervi a fior di pelle o semplicemente un'intossicazione, non esiste un modo per mangiare. spero di riuscire a far passare la distinzione... i sentimenti si provano, ma si producono pure e quindi il terzo fattore non è il momento in cui le sensazioni sono già formate e tu hai solo da provarle; il momento cruciale, la zona fondamentale -quella che ti fa agire facendoti sentire che stai vivendo, giusta o sbagliata che sia la tua azione- è quella in cui il tuo sentire si forma. ed è una cosa istantanea, potente e inarrestabile. è lui il fattore che non riesco a controllare. ho fatto una serie di cazzate "di pancia". perchè la testa mi ha suggerito un atteggiamento e una pulsione potente come la fame mi impediva di metterlo in pratica. a sua volta la testa ha cercato di frenare questi scatti, producendo un inutile ibrido di contenuti portati avanti con una sorta di istinto di sopravvivenza. mi sono state comunicate a parole e non una serie di cose che io ho rifiutato di accettare, lo stomaco chiuso, incredulo per lo stupore, incapace di accettare la realtà che la mia stessa testa stava vedendo, incapace di mandare giù quel boccone e ostinato, aggettivo che ho usato per cose ben più nobili ma tant'è..questa dannata ostinazione mi ha fatto fare e dire una serie di cose sbagliate e perseverare, insistere. ma il nodo sta lì. perchè è la pancia stessa che ha sfasciato tutto. che scoprendosi ha creato i danni su cui poi ha infierito. e qui torniamo ai compromessi. io su quello che faccio di pancia non sono in grado di trovare compromessi, è una cosa troppo immediata per farla rientrare in un atteggiamento razionale. ed è qui che sbaglio, io tengo questa parte per me facendola vedere solo alcune volte, caricando di responsabilità chi mi vede e caricando l'evento stesso di un importanza che magari invece non ha. chiamatelo istinto di protezione, chiamatela paura, chiamatela riservatezza. ma al tempo stesso io su queste cose ragiono per assoluti, ritrovandomi schiavo della mia eccessiva libertà: perchè io non accetto che robe razionali e schematiche riescano a mettersi in mezzo alla verità o siano indicate come formanti di quello che sentiamo, in ciò che sento c'è e ci sarà sempre molto poco di razionale. vorrei tanto essere libero di far vedere cosa provo mentre lo provo(non avere nulla da perdere, potermi fidare), e di vedere a mia volta nella pancia delle persone. mi piacerebbe che il mondo fosse regolato anche dalla parte più vera di noi e detesto tutti i filtri che le circostanze e i raziocini mettono alla parte più vera di noi. io non son capace di mettere queste redini, io non so dove attaccare lacci e corde per controllare questo terzo fattore, perchè in fondo credo che debba essere libero. e mi ritrovo paradossalmente prigioniero di questa libertà in cui credo, incapace di fermarmi e di accettare che gli altri invece sono in grado di farlo. se è vero che la vita è una lunga corsa in equilibrio sui compromessi, sono sicuro che le svolte si imprimano invece con determinati colpi di sterzo, aut aut secchi e decisi. o bianco o nero, vivere o morire. in questo caso: o tutti o nessuno. non riesco ancora a capire come manifestare il terzo fattore, non ho ancora capito come fidarmi, di chi fidarmi, perchè. e quindi ho due strade davanti: togliere la maschera e affrontare quello che sono ogni giorno, rendendo quello che finora è stato il mio punto debole un punto di forza prima o poi(tutti) o non toglierla mai più e tenerlo per me e per nessun altro, eliminando semplicemente questo punto debole(nessuno) 7月29日 io porto il fuoco Facile, troppo facile Lamentarsi, notare, vedere (non guardare) Sputarci su possibilmente e... andare via. Ma io, io porto il fuoco Io cerco E dove non vedo bene faccio più luce Perchè non sto cercando a caso E perchè non mi stancherò 7月24日 con l'armatura in un campo di fiori.. l'altro giorno,più di qualche giorno fa, provavo a spiegare, a spiegarmi un pò. che in pratica le cose non mi toccano, non toccano proprio me. cioè capita spesso che cose pazzesche le vedo da fuori. come se le stesse vivendo un certo Daniele Maria Cavallaro e non Io. è una cosa un pò difficile da spiegare. è come se io in certe emozioni non riesco proprio a calarmi o a immergermi. ed è come se facessi finta di niente. però le vedo. altre volte invece, apparentemente senza un criterio logico o quantitativo-qualitativo, ci sono cose che mi colpiscono. piacevoli o meno, sia chiaro: non è quello il punto. il punto è che non è vero che sono distante o semplicemente lontano. non è sempre così. il punto è che non riesco a capire, a decidere cosa lasciare passare e cosa no...così da essere a volte fortissimo, inattaccabile o freddo, glaciale. ed estremamente vulnerabile altre volte, senza un cazzo di barriera, difesa o appoggio. io li conosco i salvagenti della vita e le coperte da mettere quando fa freddo. alcuni li sbroglio facilmente, altri mancano proprio quando comincio ad imparare ad usarli, ad apprezzarne le sfumature. ma la cosa che mi da più fastidio è che mi fa odiare il modo in cui sono fatto è che il più delle volte io non decido, non riesco a decidere cosa fare passare e cosa no. perchè a volte vorrei essere nudo e farmi attraversare, lasciarmi pervadere, da un'emozione e altre vorrei avere due buchi per respirare e una decina di centimetri di ghisa a proteggermi. vorrei poter decidere in base a cosa ho davanti, ma non ci riesco. non sembra essere alla mia portata questo tipo di tempismo. ma sarebbe come se un metereopatico volesse controllare il clima, suppongo. e così a volte mi ritrovo addosso l'armatura in mezzo un campo di fiori o mi butto in costume in un fiume di lava... 7月18日 io e Ultimo (dentro a un libro) ho scritto tante, tantissime volte. di essere finito dentro a una canzone.. c'è proprio una rubrica apposita qui e ogni tanto rendo partecipe chi passa delle canzoni nelle quali scivolo, o mi trovo più o meno per caso. non è una cosa difficile in fondo, le canzoni sono fatte per questo e sono tantissime. una cosa un pò più difficile è ritrovarsi in un libro. numericamente, i libri sono quanto le canzoni e in più parlano di un sacco di cose: quindi per alcune cose è più facile. ma ritrovare un proprio particolare modo di fare nel particolarissimo modo di fare di un personaggio di un libro, anche se ultimamente accade nel bene e nel male piùttosto spesso, non è una cosa esattamente usuale. e allora oggi racconto della curiosa sensazione provata nel leggermi in un libro. perchè qualche giorno prima avevamo parlato del mio modo di ricordare certe cose e della sottile linea che c'è tra questo tipo di ricordo e la cancellazione. non fui capito quel giorno. il mio pensiero è sintetizzato in questo dialogo, che ho scritto tempo fa per metterlo da qualche parte in futuro: “senti, ci sono due scatole impacchettate col nastro adesivo in garage, ne sai qualcosa?” “si” “sono tue?” “si” “Hai mangiato un telegramma stamattina. Stop?” “no, no…qual è il problema con le scatole?” “se sono così impacchettate vuol dire che non le devi aprire, perché non le butti?” “sono ricordi. E il fatto che non li voglio vedere non vuol dire che li voglia cancellare buttandoli via” “ma non ha senso!” “ha senso. Ognuno dovrebbe avere il proprio modo di ricordare. Per certe cose, questo è il mio.” il tizio che ha mangiato un telegramma(che strano modo di parlare, vero?) sarei io, in un ipotetico dialogo con chiunque vedesse quelle due scatole buttate non so dove in garage. sognavo di metterlo da qualche parte, in un racconto o in una storia, e probabilmente lo farò in futuro. ma tre giorni fa, aspettando, leggevo un libro e ho ritrovato più o meno le stesse parole nella bocca di Ultimo, il protagonista dall'ombra d'oro di Questa storia , di Alessandro Baricco. la prima cosa che ti viene da pensare è che non è inconcepibile come reazione, e ti senti meno solo. anche se non è una persona in carne ed ossa ma il frutto di una signora immaginazione. ora vi metto questo dialogo e poi mi dite voi... Secondo lui Cabiria li aveva traditi, là, in guerra. Li aveva abbandonati sul più bello per scappare. Così lui era finito in prigionìa. E un altro era stato fucilato. E allora? Cabiria non esiste più, ha detto. Secondo me è una follia, se uno dovesse stare attento a tutti quelli che lo tradiscono, non è una cosa furba. Ultimo è stupido perchè non sa perdonare. Non è questione di perdonare, io Cabiria l'ho perdonato. Ma non esiste più, per me. La memoria è importante. Non esistono colpevoli, ma esistono persone che cessano di esistere. è il minimo che possiamo fare. è giusto. 7月13日 taken Ruggero si siede per terra, con una mano appoggiata dietro per reggere il busto e l'altra con il bicchiere di plastica marrone della macchinetta del caffè per reggere il suo stato di veglia (è in piedi dalle sei). Finito di bere, butta la testa all'indietro, provando a scrollarsi di dosso tutti i pensieri con quel gesto, come se fossero attaccati ai capelli. E si ferma. Azzurro. Nemmeno una nuvola a perdita d'occhio. A volte sembra quasi un lenzuolo, una coperta poggiata da Dio per proteggere il suo teatrino. Ma è così solo quando non ti fermi a guardare e a provare a capire la sfumatura di questo colore. Perchè non è il colore del cielo, un tono dato dall'atmosfera terrestre, non è per niente un colore. Lascia che entri attraverso i suoi occhi, lascia che i suoi occhi si immergano in questo mare di nulla. Perchè è solo quando gli occhi cominciano a lacrimare per lo sforzo di vedere qualcosa, che capisci che non è un colore. Che capisci che è un illusione, una tua convinzione, un rifugio cromatico dall'infinito. E solo allora l'infinito comincia a passare attraverso i suoi occhi, o forse -sicuro- è il contrario, andando a diluire inesorabilmente i problemi. E le preoccupazioni. E le lacrime. E le paure. Come una goccia di sangue in alto mare, come uno schizzo d'acqua nel Sahara. L'infinito, lentamente, ti annulla. Perchè non lo puoi abbracciare. Non lo puoi proprio abbracciare. Ruggero pensa che sono tutti lì a ripetere noiosamente che l'azzurro e bello, quanto è bello il colore del mare. Pensa a quanto sia codardo dire così. In pochi si riferiscono al colore del cielo: perchè nessuno lo guarda davvero, perchè tutti hanno paura di svanire anche se, ad oggi, non c'è nulla che dimostri che non sia la sola fine possibile. Ruggero pensa a tutte queste cose abbassando la testa, riportandola ad altezza d'uomo. A tanto così dal restare smarrito per sempre, seduto a farsi rapire dal cielo 7月8日 questa è una... one republic - someone to save you Patience, it took you for everything It looked like a diamond ring And you wore it so much longer than made sense Apathy, in disguise, crept on you like a spy And hurt you in ways you can't describe Back to the start now I won't let you go this way now Honesty is what you need, it sets you free Like someone to save you Let it go, but hurry, though, there's undertow And I don't wanna loose you now Alright, sit down and spill your heart Let's start from the very start 'Cause I can see by your eyes you're wasted Your energy comes and goes You've taken your time, and know Nothin' can change what's happened, so Back to the start now I won't let you go this way out Honesty is what you need, it sets you free Like someone to save you Let it go, but hurry, though, there's undertow And I don't wanna loose ( don't wanna loose you ) now, now Don't wanna loose you now Oh my, look how your bright star's faded, so How much can you take? Honesty is what you need, it sets you free Like someone to save you Let it go, but hurry, though, there's undertow And I don't wanna loose you now Na na, na na na na na naaaa... ( Someone to save you ) 6月13日 profumo di estate c'è questa pubblicità che mandano da maggio che mi fa impazzire... io ogni volta che lo vedo, ben prima che una settimana di caldo torrido sempre a maggio ci ricordasse dove viviamo, invidio quei tipi e sogno un playground così. e mi congratulo coi pubblicitari della sprite che sono riusciti a far passare tramite uno schermo quel profumo di libertà che può avere solo una giornata di estate, poi magari è una cosa soggettiva..ogni volta questa pubblicità mi catapulta a momenti che ho vissuto, a una condizione mentale che in queste estati da universitario è stata molto più sporadica e meno duratura.. a quei giorni da riempire di mare , di sole, di..nulla. eppure, ogni tanto, nonostante gli esami e gli impegni e tutto il resto...questo sole e la salsedine mi calamitano verso di loro, come quell'invitante campo di basket-piscina. e, anche se per un'oretta, la sensazione a contatto con l'acqua è la stessa magnifica liberazione 6月4日 grossomodo sono d'accordo con chris(martin)
5月23日 non c'è mai fine al raccontare kings of leon - use somebody I've been roaming around i was looking down at all i see painted faces, fill the places i can't reach you know that i could use somebody you know that i could use somebody someone like you and all you know and how you speak countless lovers undercover of the street you know that i could use somebody you know that i could use somebody someone like you off in the night, while you live it up i'm off to sleep waging wars to shake the poet and the beat i hope it's gonna make you notice i hope it's gonna make you notice someone like me someone like me someone like me somebody (i'm ready now) someone like you somebody someone like you somebody someone like you somebody i've been running around i was looking down at all i see 5月18日 come ogni estate Più o meno una settimana fa eravamo tutti riuniti da qualche parte. Tutti tranne lui che quest'anno era particolarmente in ritardo, troppo in ritardo. Nel nostro piccolo capannello era facile sentire frasi come " non se ne può più!" , " è una mancanza di rispetto!" e ancora " ma chi si crede di essere??" Qualcuno più generoso lo giustificava "eppure gli altri anni veniva in anticipo..." Fu a quel punto che presi la parola sovrastando il brusio: "No, non è così. lui viene sì uno due mesi prima, ma un paio di volte al massimo. ti fa fare programmi e poi sparisce per tornare quando deve...ma questa volta è proprio in ritardo". Mentre parlavo il brusio era appena diminuito perchè qualcuno aveva smesso di lamentarsi col vicino per ascoltarmi, ma quando smisi di parlare tacquero tutti all'unisono. E all'improvviso. Gli sguardi del gruppo, compreso il mio un pò in ritardo, seguirono la persona che era appena entrata. Questi con non-chalance percorse tutta la sala, prese una sedia al tavolo dove eravamo seduti e vi lanciò sopra le chiavi del motorino con fare confidenziale, poi si sedette e poggiò gli occhiali da sole(perchè anche lui li porta!). Solo allora si accorse del silenzio glaciale e che stavamo tutti fissando lui, l'ultimo arrivato. -buongiorno eh? che cosa sono queste facce scure e soprattutto come mai tutti questi vestiti??- furono le sue prime parole; una cosa che bisogna sapere di lui è che odia vestirsi pesante e che la gente si vesta pesante. Il gruppo gli rispose riprendendo il brusio di prima, stavolta con frasi come "vieni quando vuoi..." , "secondo te perchè??" e ancora " ti pare ora di arrivare?" Lui non si mostrò sorpreso, soltanto un pò imbarazzato. Appoggiò gli avambracci sulle ginocchia un secondo e poi si rimise dritto sulla sedia grattandosi un pò la nuca con la mano sinistra. Quindi disse: "ehm... ho avuto un pò da fare... c'era traffico..." "ma non mi dire..." fu l'acida risposta detta con un tono sarcasticamente preoccupato a opera del più lesto di noi, pronta a respingere quelle che erano inequivocabilmente scuse. Se non fosse stato tremendamente scuro lo avremmo visto arrossire. " ma ora sono qui, datemi un paio di giorni che mi sistemo e poi starò con voi fino a stancarvi" disse dopo aver dissolto il suo imbarazzo e i nostri sguardi torvi con il suo sorriso smagliante. Qualche secondo dopo eravamo tutti a dargli pacche sulle spalle e a dirgli quanto ci fosse mancato.. E in fondo è vero: adesso che c'è, dimenticheremo presto questi giorni di attesa e appena si sarà stabilito cominceranno i primi lamenti per il troppo caldo. Come ogni estate 4月24日 le lancette immaginarieQuella del tempo non è altro che un'idea.
Se ci pensate è un modo più o meno attendibile che usiamo per misurare la vita: la rotazione della terra atto al suo asse, attorno al sole, l'oscillare di particelle subatomiche, il giorno e la notte. ma un anno non è sempre lungo uguale e la durata non è la stessa per tutti.
Se prendiamo 90 anni di vita monotona, fatti di consuetudini e abitudini, da fuori sembra che scorrano lentissimi mentre secondo me a viverli è un attimo. E se dall'altra parte prendiamo una vita di avventure e cambiamenti, lunga cronologicamente la metà o un terzo di quei 90 anni, già solo a raccontarla ci vuole molto più tempo. Secondo me anche a viverla. Perchè quando siete impegnati il tempo sembra scorrere folle, le ore non bastano; ma è quando non c'è un cazzo da fare che chiudi gli occhi, sono passati mesi, e non te ne sei accorto.
Io ricordo gli argomenti più gettonati di quando passo le ore a guardare le nuvole dei miei pensieri, attività in cui mi sono distinto fin da piccolo; che un pomeriggio passa senza niente da raccontare, visto da fuori, mentre io magari ho fatto i kilometri...comunque, al primo posto ci sono le domande su di me: chi sono, perchè penso, cosa sono. Non è confusione, direi "indagine" se volessi usare il termine migliore. ma queste sono domande ancora senza risposta e soprattutto questa è un altra storia.
Al secondo posto nei momenti di particolare fatica o di particolare riposo, in quelli di stress che a volte significa eccessiva calma piatta, eccessiva assenza di stimoli, ci sono gli interrogativi sul tempo. "chissa come/dove sarò fra sei mesi..." oppure "sarà ancora così fra un anno?"
La cosa curiosa è che spesso ricordo a distanza di tanto tempo il luoghi esatti in cui mi sono fatto questo tipo di domande. L'incredibile invece sta nel fatto che tra un momento di questo genere e il successivo ogni volta sembra che sia passato qualche giorno a dispetto dei mesi reali e degli eventi già accaduti.
Oppure il ricordo... ci sono eventi che ricordi al dettaglio millimetrico e interi mesi di cui hai appena qualche flashback confuso, o ricordi millimetrici che si assottigliano col tempo, logorati come una lettera che hai letto troppe volte, fino a ridursi a un immagine, a un suono, un sapore.
Il tempo scivola via come sabbia in una clessidra fatta male ma in rari casi scorre al rallentatore come un replay. E non è un'impressione data dai film o dai movioloni calcistici del lunedì(del martedì?), dai fotofinish delle olimpiadi o delle gare ciclistiche. è una cosa dannatamente vera e concreta. Durante un orgasmo il cuore, per un secondo solo, smette di battere e il tuo tempo -quello che senti tu, quello che conta- si ferma per qualche istante in più. Si dice che quando stai per morire in qualche secondo appena ti passi tutta la vita davanti, che tu abbia vissuto ventanni, o centoventi. Delle volte nell'agire coi riflessi vedi e ti muovi con una rapidità che nemmeno immagini, con una coordinazione che a volerla ripetere con lo scorrimento normale del tempo non puoi, nemmeno provando altre 1000 volte: è questa emozione forse il motivo principale per cui sto tra i pali: perchè dopo tu hai fatto la parata e il tempo riprende a scorrere, qualcosa di chimico e di forte sale al cervello.
O quando due sguardi si tagliano la strada, quell'indicibile situazione che di fatto può durare al massimo cinque secondi e che invece può intrappolarti per anni. E la conferma che il tempo non esiste è nella durata soggettiva che può essere diversissima anche per gli autori degli sguardi in questione. nei casi più fortunati il tempo si ferma proprio, ma può bloccarsi da una parte sola e durare un secondo comune dall'altra.
Se oggi dovessi definire il concetto di emozione riferendomi al tempo direi che senti qualcosa davvero negli istanti in cui le tue lancette vanno a velocità diversa rispetto a quelle che molti portano sui polsi e che le emozioni si verificano proprio quando esci e quando ti riconnetti al tempo per come noi lo conosciamo, nei momenti in cui abbandoni questi binari e negli istanti in cui li ritrovi.
4月15日 la testa vuota, il barattolo pieno e il bicchiere di vinonon pensavo sarebbe arrivato il momento ma invece..eccolo. ho tenuto questa storia in una cartella per quando non avrei avuto niente da scrivere. qualcosa da scrivere, da dire, c'è sempre, ma al momento non mi va tanto di sviluppare discorsi. che si sappia: sono in vacanza.
comunque questa è una storia molto carina, di quelle che girano sotto forma di catene tra le vostre email(io l'ho letta su un altro blog), i cui significato e argomento non sono affatto banali.
parliamo dell'uso del tempo:
Quando ti sembra di avere troppe cose da gestire nella vita, quando 24 ore in un giorno non sono abbastanza... ricordati del vaso della maionese e dei due bicchieri di vino...
Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti alcuni oggetti; quando la classe incominciò a zittirsi prese un grande barattolo di maionese vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf, chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero che lo era. Il professore allora prese un barattolo di ghiaia e la rovesciò nel barattolo di maionese, lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti tra le palline da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi concordarono che lo era. Il professore prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò nel barattolo, ovviamente la sabbia si sparse ovunque all'interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e gli studenti risposero con un unanime 'si'. Il professore estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e rovesciò il loro intero contenuto nel barattolo andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia; gli studenti risero. Ora, disse il professore non appena la risata si fu placata, voglio che consideriate questo barattolo come la vostra vita: le palle da golf sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri bambini, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni, le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto, e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena; i sassolini sono le altre cose che hanno importanza come il vostro lavoro, la casa, la macchina...la sabbia è tutto il resto, le piccole cose. Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf, lo stesso vale per la vita, se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose non avrete più spazio per le cose che sono importanti per voi. Prestate attenzione alle cose che sono indispensabili per la vostra felicità; giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia e genitori fin che ci sono.... portate il vostro compagno/a fuori a cena... e non solo nelle occasioni importanti!Tanto ci sarà sempre tempo per pulire la casa o fissare gli appuntamenti. Prendetevi cura per prima delle palle da golf, le cose che contano davvero.Fissate le priorità... il resto è solo sabbia. Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino. Il professore sorrise: "Sono felice che tu l'abbia chiesto, serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico". 4月6日 forse...davvero... mi piace, sì mi piace di piùIo mi dissocio. Non da questo o da quel particolare schieramento, da un’idea o da una frase. “io mi dissocio”è una condizione, un’attitudine. Una cattiva abitudine spesso. andare con la testa altrove, lasciare un mare di cose in sospeso(posto che di cose in sospeso, come i problemi, ce ne saranno sempre) per leggere un libro per ascoltare un po’ di musica. È una cosa alla quale non so rinunciare… e perché dovrei? Se fosse una dedica sarebbe per tutti quelli che spesso fanno come me, per i miei colleghi di divagazioni, di astrazioni dal contesto. Se fosse una canzone, che userei da manifesto per la categoria, sarebbe senz’altro questa.
lieve - marlene kuntz
Forse, davvero, ci piace, si ci piace di più
3月27日 la linea d'ombra
Sto scrivendo di un libro, ma mi piacerebbe poter parlare di questo argomento sotto la rubrica “dentro una canzone”. La linea d’ombra è un libro di Joseph Conrad nel quale un giovane marinaio, con il primo incarico da comandante( e l’avventura e le responsabilità che a esso seguiranno) varca il confine invisibile tra la gioventù e la maturità. Penso a questo libro, alla canzone che jovanotti tanti anni fa ha scritto in chiaro riferimento, a questa famosa linea e al fatto che a 22 anni, quasi 23, non l’ho ancora vista né tanto meno varcata. Penso che a ventidue anni nella scorsa generazione o giù di lì si aveva tutta un'altra vita rispetto a quella che conduciamo oggi io e i miei coetanei, e non mi riferisco al progresso o a fattori economici. È un discorso più incentrato sulla vita sociale. È forse un discorso più grande di me e della mia logorrea d’inchiostro. Ma è una cosa che ho dentro, tangibile anche se difficile da spiegare: non è un capriccio o un trip che mi sto facendo. Mi trovo in difficoltà perché quando ho pensato a questo intervento pensavo a un argomentare più fluido… In sintesi: non vorrei bestemmiare dicendo che sono stanco o stufo di essere giovane(spero che sia chiaro che non mi riferisco a qualcosa di fisico) ho solo voglia di essere grande. Non grande come Napoleone, come una rockstar, un condottiero o una personalità storica “degna di imperituro ricordo” qualsiasi, non in quel senso. Non grande nel semplice senso di maturo. Grande, esattamente nell’accezione del termine usata dai bambini. Non so se saranno i 23 anni o un traguardo che dopo tempo comincia a stagliarsi all’orizzonte, ma mi piacerebbe tanto localizzare la posizione di questa linea d’ombra e avere finalmente la possibilità di varcarla. jovanotti - la linea d'ombra
La linea d'ombra la nebbia che io vedo a me davanti per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo mi offrono un incarico di responsabilità portare questa nave verso una rotta che nessuno sa è la mia età a mezz'aria in questa condizione di stabilità precaria ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto mi giro e mi rigiro sul mio letto mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome il fondo del caffè confonde il dove e il come e per la prima volta so cos'è la nostalgia la commozione nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione senza preoccupazione soltanto fare ciò che c'è da fare e cullati dall'onda notturna sognare la mamma... il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è segreto ed importante il pensiero della responsabilità si è fatto grosso è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura cosa sarò dove mi condurrà la mia natura? La faccia di mio padre prende forma sullo specchio lui giovane io vecchio le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio "la vita non è facile ci vuole sacrificio un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione" arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione e adesso è questo giorno di monsone col vento che non ha una direzione guardando il cielo un senso di oppressione ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo l'astrologia che mi racconta il cielo galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare. Mi offrono un incarico di responsabilità non so cos'è il coraggio se prendere e mollare tutto se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare ma bella da esplorare provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare portato questo carico importante a destinazione dove sarò al riparo dal prossimo monsone mi offrono un incarico di responsabilità domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte e quando passerà il monsone dirò levate l'ancora diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione questa è la decisione. |
le cose per le quali la mattina è meglio non alzarsi(con il suddetto elenco NON mi escludo dall'essere possessore o praticante di quanto elencato)
perchè dall'altra parte i motivi per alzarsi la mattina ci sono eccome
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